Last Updated on 13/05/2025
Nel giorno del suo 75° compleanno, celebriamo la leggenda della musica soul attraverso i suoi dieci brani più iconici, tra emozione, denuncia e amore universale

Stevie Wonder non è solo un cantante, è una forza creativa che ha cambiato la storia della musica. Nato il 13 maggio 1950 e cieco fin dalla nascita, ha firmato con la Motown a soli undici anni. Ma il vero miracolo è ciò che è seguito: una carriera lunga decenni, in cui ha mescolato soul, funk, pop e spiritualità, dando vita a una discografia che parla di amore, giustizia e speranza. E se si dovesse riassumere il suo immenso lascito in dieci brani, questi sarebbero i più rappresentativi.
Superstition, il groove dell’anima
Registrata nel 1972, Superstition è l’essenza del funk: un riff di clavinet irresistibile, una batteria serrata e un testo che ironizza sulla credulità popolare. È il brano che ha segnato l’indipendenza creativa di Stevie, libero per la prima volta di scrivere e produrre secondo la propria visione.
Isn’t She Lovely, la gioia della paternità
Dedicata alla figlia Aisha, Isn’t She Lovely è un inno alla bellezza della nascita. Con l’armonica protagonista e un testo colmo di tenerezza, il brano riesce a raccontare l’amore in una forma nuova, quotidiana e luminosa, senza mai scadere nel sentimentalismo.
Living for the City, la rabbia contro l’ingiustizia
Living for the City, del 1973, è una delle canzoni più politiche di Wonder. In sei minuti, descrive il razzismo sistemico vissuto da un giovane afroamericano. Una mini-opera sociale, con inserti parlati e una tensione narrativa rara nella musica pop.
You Are the Sunshine of My Life, la semplicità dell’amore
Con You Are the Sunshine of My Life, Stevie regala una delle sue ballate più famose. È un amore che scalda, che rassicura, espresso in una melodia gentile, perfettamente bilanciata tra pop e jazz. L’intimità della voce e la dolcezza degli accordi ne fanno un classico senza tempo.
Sir Duke, l’omaggio alla musica che libera
Nel 1977 Stevie Wonder rende omaggio a Duke Ellington con Sir Duke. Ma in realtà è una celebrazione di tutta la musica afroamericana. “You can feel it all over”, canta, ricordandoci che la musica è un linguaggio universale, che fa ballare e pensare allo stesso tempo.
I Just Called to Say I Love You, la dichiarazione perfetta
Vincitore di un Oscar nel 1985, I Just Called to Say I Love You è uno dei brani più famosi di Wonder. Criticato da alcuni per la sua semplicità, è in realtà un capolavoro di sintesi emotiva. Un messaggio d’amore disarmante, senza pretese, che ha raggiunto cuori in ogni angolo del pianeta.
Higher Ground, il risveglio dell’anima
Registrato in una sola notte, Higher Ground parla di reincarnazione e crescita spirituale. Il ritmo è incalzante, il testo essenziale. Un anno dopo, Wonder sopravviverà a un grave incidente d’auto. Per molti, questa canzone è diventata un simbolo della sua seconda vita artistica.
As, l’eternità dell’amore
“As around the sun the earth knows she’s revolving…” così comincia As, una delle dichiarazioni d’amore più poetiche mai scritte. È un brano che promette amore oltre il tempo, oltre la logica. Musicalmente sofisticato, liricamente immortale.
My Cherie Amour, l’incanto della giovinezza
Scritta nei suoi anni adolescenziali, My Cherie Amour è un piccolo gioiello pop, che racconta l’amore idealizzato e sfuggente. La voce è giovane ma già densa di sfumature. È il preludio di tutto ciò che Stevie diventerà negli anni successivi.
Overjoyed, la perfezione della delicatezza
Pubblicata nel 1985, Overjoyed è una ballata elegante e introspettiva. L’arrangiamento è minimale, quasi etereo. La voce accarezza ogni nota. È Stevie al suo massimo lirismo, quando l’amore diventa sogno, attesa, immaginazione.
Un’eredità costruita in dieci capolavori
Queste dieci canzoni non sono solo hit. Sono tappe di un viaggio emotivo, intellettuale e spirituale. Parlano di ciò che ci unisce, ci commuove, ci sveglia. Stevie Wonder, a 75 anni, continua a essere la voce che ci guida nel buio, con melodie che sanno ancora accendere la luce.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.
