Nel 1971, in un disco pubblicato in edicola da una piccola etichetta lombarda, compare una canzone dal titolo Lento destino. I collezionisti più attenti non hanno dubbi: è Mina

Nel 1971, in un disco pubblicato in edicola da una piccola etichetta lombarda, compare una canzone dal titolo Lento destino. La voce è femminile, potente, con inflessioni inconfondibili. I collezionisti più attenti non hanno dubbi: è Mina.
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Un progetto senza nome
Il brano non è firmato. Compare come “Voce solista: Laura V.”, nome mai più comparso nella discografia italiana. Il brano è una ballata orchestrale, con testi cupi e arrangiamenti curati. Nessuna pubblicità, nessuna promozione. Il disco era parte di una serie di antologie anonime, vendute in allegato a un settimanale.
Una conferma parziale
Negli anni 2000, un ex arrangiatore RAI – in un’intervista oggi scomparsa dal web – confermò che Mina aveva inciso alcuni provini per esercizi vocali da studio, alcuni dei quali furono “trafugati” e diffusi in modo non ufficiale. Non esistono smentite né conferme dalla cantante.
Una nota che sfugge
Oggi quella canzone è diventata un oggetto culto, introvabile. È forse l’unico caso noto di Mina fuori dal proprio personaggio, travestita da sconosciuta. Una voce inconfondibile, nascosta in un disco qualunque. Ma che non riesce a non farsi riconoscere.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.
