Quattro nuove installazioni internazionali rinnovano la storica rassegna torinese Luci d’artista. Dal centro alle periferie, l’arte pubblica trasforma la città in un museo di luce a cielo aperto

Dal 24 ottobre all’11 gennaio, Torino ospita la 28ª edizione di Luci d’Artista, il progetto che ogni anno trasforma strade e piazze in un percorso d’arte contemporanea. Sono 32 le opere luminose che compongono l’edizione 2025, quattro delle quali realizzate appositamente per questa edizione da artisti di fama internazionale.
Le nuove opere
Tra le novità spicca Sex and Solitude di Tracey Emin, ai Giardini Reali Bassi, che raccoglie e reinterpreta i celebri neon dell’artista britannica. Alle OGR debutta Mummer Love, installazione sonora e visiva del Soundwalk Collective in collaborazione con Patti Smith e Philip Glass.
Sulla facciata del Museo Regionale di Scienze Naturali trova spazio Untitled del lituano Gintaras Didžiapetris, mentre piazza San Carlo accoglierà Bouncing the Ball di Riccardo Previdi, legata alle ATP Finals e inaugurata l’8 novembre.
Un progetto in evoluzione
Sotto la direzione artistica di Antonio Grulli per la Fondazione Torino Musei, la manifestazione punta a rafforzare il dialogo internazionale con il progetto Duet, che collega Torino a Lione e alla Lituania in un’ottica di scambio culturale e artistico. L’iniziativa si estende anche oltre il centro storico, con percorsi guidati e navette dedicate per raggiungere le installazioni nelle diverse circoscrizioni.
Arte pubblica e identità urbana
Luci d’Artista si conferma come una delle più significative esperienze italiane di arte pubblica. Le opere, integrate nel tessuto cittadino, trasformano gli spazi quotidiani in luoghi di contemplazione e partecipazione. L’obiettivo è costruire una relazione costante tra arte, paesaggio urbano e comunità, consolidando Torino come una delle capitali europee della luce e della cultura contemporanea.
Una visione condivisa
Edizione dopo edizione, Luci d’Artista rinnova il legame tra la città e la sua comunità creativa. Le nuove opere dialogano con quelle storiche, generando un percorso in cui la memoria visiva e l’innovazione convivono. Un progetto che, pur cambiando forma, mantiene intatto il suo ruolo: illuminare la città e, insieme, il suo sguardo sull’arte.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

