Dopo il restauro, lo Scudo di Garibaldi di Antonio Ximenes rientra nel percorso di visita di Palazzo Venezia, a Roma

Lo Scudo di Garibaldi, realizzato da Antonio Ximenes, è nuovamente esposto a Palazzo Venezia, a Roma, al termine di un intervento di restauro. L’opera rientra in un programma che punta a riportare in visione pubblica manufatti rimasti a lungo fuori dal percorso museale, intervenendo su conservazione e leggibilità.
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Dove e quando vedere lo Scudo di Garibaldi
L’opera è collocata nella Sala Altoviti ed è visitabile dal 18 dicembre 2025 fino al 12 aprile 2026. La scelta della sala e la durata dell’esposizione si inseriscono nella chiusura del ciclo “Reintegrazioni. Dai depositi al percorso di visita”, curato dalla direttrice del VIVE, Edith Gabrielli.
Che cos’è lo Scudo di Garibaldi di Antonio Ximenes
Si tratta di uno scudo in bronzo cesellato, con interventi di doratura e argentatura. Ximenes lo realizzò su commissione del popolo siciliano per celebrare Giuseppe Garibaldi e l’impresa dei Mille. L’opera appartiene a quella produzione celebrativa di fine Ottocento che unisce iconografia patriottica e riferimenti alla tradizione classica.
I dettagli iconografici: dal clipeo classico ai nomi dei garibaldini
Il modello a cui guarda Ximenes è il clipeo, lo scudo metallico rotondo e bombato dell’antichità. Al centro compare la testa di Garibaldi, dorata e resa a tutto tondo. Sui lati sono riportati i nomi delle città siciliane conquistate; lungo il bordo, invece, sono incisi i nomi dei garibaldini che parteciparono alla spedizione. È un insieme di elementi che trasforma l’oggetto in un documento figurativo: celebrazione, memoria e elenco, nello stesso supporto.
Dal deposito alla visita: il progetto “Reintegrazioni”
L’esposizione chiude un ciclo pensato per reinserire nel percorso museale opere conservate nei depositi e rivalutate grazie a un lavoro sistematico sulle collezioni. Il progetto si lega alla catalogazione del patrimonio dell’Istituto, confluita anche in una pubblicazione online. In questo quadro, “Reintegrazioni” ha affiancato momenti di studio e presentazioni pubbliche, con l’obiettivo di rendere accessibili opere meno note e, in alcuni casi, da tempo non visibili.
Il furto e il recupero nel 2019
La storia recente dello Scudo di Garibaldi comprende anche un passaggio critico: l’opera fu trafugata nei primi anni Duemila. È stata recuperata nel 2019 grazie all’intervento del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e restituita al Museo Centrale del Risorgimento. Il rientro in esposizione a Palazzo Venezia arriva dopo il ripristino delle condizioni necessarie per una lettura più chiara del manufatto.
Il restauro e la nuova leggibilità dell’opera
L’intervento di restauro, eseguito dal Consorzio Artificia, ha lavorato sulla resa complessiva e sulla stabilità dei materiali, con attenzione alla complessità delle finiture metalliche. In una scultura come questa, dove bronzo, doratura e argentatura convivono, il restauro non incide solo sulla conservazione: determina anche la possibilità di distinguere volumi, iscrizioni e dettagli, restituendo una fruizione più aderente all’intenzione originaria.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

