La Nona senza udito: Vienna 1824 e l’ultimo applauso di Beethoven
Il 7 maggio al Kärntnertortheater il compositore Beethoven, ormai sordo, si presentò sul podio per dirigere la prima della Sinfonia n. 9. Ma non poté ascoltare una sola nota…

Il 7 maggio al Kärntnertortheater il compositore Beethoven, ormai sordo, si presentò sul podio per dirigere la prima della Sinfonia n. 9. Non poté ascoltare una sola nota, ma cambiò la percezione della musica sinfonica.
Un palco doppio
Il direttore ufficiale Michael Umlauf guidava l’orchestra; Beethoven, voltato verso i musicisti, seguiva la partitura con gesti ampi, in ritardo rispetto all’esecuzione. Alla fine, la contralto Caroline Unger lo prese per la manica e lo girò verso la sala: cinque minuti di ovazione gli scorrevano alle spalle.
L’inno all’umanità
L’“Ode an die Freude” di Schiller, posta nel finale, infranse la tradizione sinfonica introducendo voci soliste e coro. Il pubblico viennese colse la portata innovativa, legandola a un messaggio di fratellanza che riecheggia ancora oggi nell’inno europeo.
Il lascito di un silenzio
Quella sera rese tangibile l’idea che la musica potesse superare i limiti fisici del suo autore. La Sinfonia n. 9 divenne simbolo di resilienza creativa: l’arte che non ha bisogno dell’udito per farsi sentire, ma solo di un cuore disposto ad ascoltare.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.