Una selezione di 32 opere ripercorre alcuni dei temi centrali della ricerca dell’artista marchigiano Nicola Gambedotti, tra dinamica figurativa, dimensione ludica e legame con il territorio…

Negli spazi del Castellare del Palazzo Ducale di Urbino prende forma una mostra dedicata a Nicola Gambedotti, figura appartata ma coerente del secondo Novecento italiano. L’esposizione, intitolata Giochi e movimento, riunisce 32 opere e si inserisce nel programma culturale collegato alle Olimpiadi e Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.
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Il progetto espositivo
Il percorso espositivo è costruito attorno a due concetti chiave della poetica di Gambedotti: il movimento, inteso come principio formale e narrativo, e il gioco, letto come pratica sociale e simbolica. Non si tratta di una celebrazione tematica, ma di una rilettura strutturata di nuclei iconografici ricorrenti, che attraversano decenni di lavoro.
Tecnica e linguaggio
Le opere in mostra sono realizzate prevalentemente con la tecnica dell’acrilico bulinato, cifra distintiva dell’artista. Il segno incisivo e controllato costruisce immagini dense, spesso affollate, in cui la dinamica delle figure è bilanciata da una composizione rigorosa. Il movimento non è mai puramente descrittivo, ma diventa strumento di organizzazione dello spazio.
Sezione Equestre
Una prima sezione è dedicata al tema equestre, centrale nella produzione di Gambedotti. Cavalieri, cavalli e scene di giostra rimandano a un immaginario storico e letterario, riletto però in chiave contemporanea. Il cavallo diventa figura di transizione, elemento che connette forza, equilibrio e tensione narrativa.
Sezione Giochi
Il gioco emerge come rappresentazione della collettività. Le scene ludiche non hanno carattere aneddotico, ma funzionano come dispositivi visivi per riflettere sulle relazioni, sulle regole condivise e sullo spazio pubblico. Le figure sono spesso colte in azioni simultanee, suggerendo una dimensione corale.
Sezione Movimento
Nel nucleo dedicato al movimento, il dinamismo attraversa corpi, architetture e paesaggi. Le composizioni accentuano la percezione di instabilità e trasformazione, restituendo una visione del mondo in costante mutamento. Il movimento diventa così una condizione esistenziale prima ancora che formale.
Sezione Urbino
L’ultima sezione mette al centro il rapporto tra l’artista e Urbino. La città non è semplice sfondo, ma presenza strutturale: le sue architetture, i suoi spazi e la sua memoria storica entrano nel lavoro di Gambedotti come elementi attivi, contribuendo a definire un’identità visiva riconoscibile.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

