A Roma una mostra che mette in dialogo installazioni monumentali e alta moda d’archivio, costruendo un racconto visivo asciutto e stratificato sul femminile e sull’eredità creativa di Valentino Garavani

La Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti presenta a Roma “Venus – Valentino Garavani through the eyes of Joana Vasconcelos”, una mostra che intreccia arte contemporanea e haute couture in un percorso unitario. L’esposizione è ospitata negli spazi di PM23, in piazza Mignanelli, e apre al pubblico il 18 gennaio 2026.
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La visione curatoriale
Il progetto nasce dall’incontro tra l’universo creativo di Valentino Garavani e la pratica artistica di Joana Vasconcelos. La selezione degli abiti d’archivio è affidata a Pamela Golbin, mentre l’artista costruisce un racconto visivo che non illustra la moda, ma la attraversa, la interpreta e la ricolloca in un contesto simbolico più ampio.
L’opera centrale: Valchiria Venus
Fulcro dell’allestimento è Valchiria Venus, un’installazione monumentale alta tredici metri che domina lo spazio espositivo. L’opera, pensata appositamente per la mostra, diventa una figura-soglia: non un semplice omaggio, ma una sintesi di temi ricorrenti nel lavoro di Vasconcelos, dall’identità femminile alla rilettura dei miti, fino al dialogo con il corpo e l’abito.
Un percorso tra archetipi e materiali
La mostra si sviluppa su oltre mille metri quadri e include dodici installazioni, molte delle quali site-specific. I lavori affrontano temi legati alla rappresentazione del femminile, alla memoria culturale e alla trasformazione degli oggetti quotidiani. Materiali tessili, elementi decorativi e riferimenti alla tradizione convivono con un impianto concettuale rigoroso, evitando qualsiasi approccio celebrativo.
Gli abiti di Valentino come elementi narrativi
Accanto alle opere di Vasconcelos sono presentati trentatré abiti provenienti dall’archivio Valentino. Non si tratta di una semplice esposizione cronologica: i capi dialogano con le installazioni, contribuendo alla costruzione di una narrazione che mette in evidenza affinità formali, contrasti e rimandi simbolici tra moda e arte.
Coinvolgimento e produzione collettiva
Alcune opere sono il risultato di un processo produttivo condiviso che ha coinvolto oltre duecento persone, tra studenti, associazioni e realtà del territorio. Questo aspetto introduce una dimensione partecipativa che rafforza il senso di stratificazione del progetto, senza spostarne il baricentro concettuale.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

