Pasqua 2026 si incrocia con una stagione espositiva particolarmente fitta, tra grandi città e percorsi più mirati. Da Roma a Firenze, passando per Torino, Trieste e Modena, il calendario mette insieme arte antica, fotografia, archeologia e Novecento…
La settimana di Pasqua 2026 concentra un’offerta ampia e molto diversa per taglio e contenuti. Accanto alle grandi mostre storiche trovano spazio focus sul Rinascimento, riletture dell’Art Déco, fotografia d’autore e progetti dedicati alla memoria civile. Il dato più evidente è la varietà: non c’è una sola linea curatoriale dominante, ma una serie di percorsi che permettono di scegliere tra pittura, arti decorative, archeologia e ricerca contemporanea.
Roma resta il centro più fitto del ponte pasquale
Nella Capitale il quadro è particolarmente compatto. Ai Mercati di Traiano trova spazio la mostra dedicata a Constantin Brâncuși, costruita attorno alle origini della sua ricerca plastica. All’Ara Pacis prosegue invece il percorso su Impressionismo e modernità europea con i capolavori del Detroit Institute of Arts, una delle esposizioni più forti della stagione romana anche per ampiezza del tracciato, da Courbet a Picasso.
Ai Musei Capitolini si segnalano due mostre distinte ma complementari. “La Grecia a Roma” lavora sul rapporto tra cultura greca e immaginario romano, mentre il focus su Vasari a Palazzo Caffarelli riporta l’attenzione sul legame tra l’artista aretino e la città. Nello stesso periodo, la Galleria d’Arte Moderna rilegge un secolo di storia pubblica con “GAM 100”, il Museo Carlo Bilotti propone “Lanterne magiche” dalla collezione Valerio De Paolis e il Museo di Roma dedica un percorso a ville e giardini come forma visiva e politica della città.
Pasqua 2026 a Roma
Tra il 1° e il 6 aprile torna anche “Pasqua nei Musei”, con aperture straordinarie e, nella domenica di Pasqua, ingresso gratuito nei musei civici e nelle aree archeologiche di Roma Capitale. È un elemento pratico che incide sul flusso delle visite, ma il punto non è soltanto l’accessibilità: a rendere Roma centrale nel ponte pasquale è soprattutto la densità dell’offerta, distribuita tra archeologia, pittura, fotografia e arte moderna.
Da Torino a Trieste, i grandi percorsi del Nord
Fuori Roma, una delle mostre più rilevanti è quella che la Fondazione Accorsi-Ometto dedica a Giovanni Antonio Bazzi, detto il Sodoma. Il progetto ricostruisce la fase iniziale della produzione del pittore e punta su un nucleo ampio di opere, comprese presenze inedite o raramente esposte. È una mostra che guarda al Rinascimento senza appoggiarsi alla formula dell’antologica generica, ma concentrandosi sull’emersione di uno stile.
A Trieste, alle Scuderie del Castello di Miramare, torna invece in primo piano la collezione egizia di Massimiliano d’Asburgo. La mostra mette in relazione Trieste e Vienna attraverso oltre cento reperti e riporta al centro il collezionismo ottocentesco, osservato dal punto di vista storico e culturale.
Firenze tra fotografia e Art Déco
Firenze si muove su due registri diversi. Da una parte c’è la personale di Zhang Chaoyin alla Manifattura Tabacchi, costruita attorno a quarant’anni di lavoro tra altopiani, ghiacciai, materia e paesaggio. Dall’altra c’è “Firenze Déco. Atmosfere degli anni Venti” a Palazzo Medici Riccardi, una mostra che usa oggetti, abiti, vetri, arredi e manifesti per leggere la città come laboratorio delle arti applicate e della modernità decorativa.
È uno dei percorsi più ordinati di questa stagione perché lavora su un’idea precisa di contesto: non solo lo stile Déco in sé, ma il modo in cui Firenze contribuì alla sua diffusione attraverso moda, design, teatro e arti decorative.
Modena e San Miniato, due mostre sul ruolo delle donne
Alla Galleria Bper di Modena, “La virtù e la grazia. Figure di donne nella pittura barocca” affronta il tema femminile dentro l’immaginario del Seicento, attraversando devozione, mito, seduzione e allegoria. Il progetto mette insieme figure diverse — sante, eroine bibliche, dee, martiri — e usa quel repertorio per ragionare sulla centralità del personaggio femminile nella pittura barocca.
A San Miniato, invece, “Marianne d’Italia – Il coraggio delle donne” sposta il discorso sul presente e sulla società civile. I ritratti fotografici raccolgono ottanta protagoniste italiane provenienti da ambiti differenti, tra scienza, arte, economia e attivismo. Il risultato è un lavoro più civile che celebrativo, impostato sulla visibilità pubblica delle competenze e della leadership femminile.
Le mostre contemporanee da tenere d’occhio a Roma
Nel panorama romano più strettamente contemporaneo entrano anche “Life Is Good” di Ezgi Günestekin alla Mucciaccia Gallery e le due aperture del Mattatoio, dedicate a Vincenzo Scolamiero e Alfredo Zelli. Sono percorsi diversi per scala e intenzione, ma utili per chi cerca una visita meno legata ai grandi nomi storici e più orientata alla ricerca attuale.
Il lavoro di Günestekin insiste su una figurazione irregolare e interiore, mentre Scolamiero e Zelli vengono letti attraverso due mostre personali che evitano il semplice ordinamento cronologico. In questo senso, il contemporaneo non resta un’appendice, ma parte integrante della geografia pasquale delle mostre.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

