Nel 1903 Gustav Klimt visitò Ravenna con alcuni amici artisti viennesi. Le basiliche bizantine lo stordirono. Tornò a Vienna con la testa piena di tessere d’oro, occhi spalancati e aureole: due anni dopo, il suo stile cambiò per sempre…

Nel 1903 Gustav Klimt visitò Ravenna con alcuni amici artisti viennesi. Le basiliche bizantine lo stordirono. Tornò a Vienna con la testa piena di tessere d’oro, occhi spalancati e aureole: due anni dopo, il suo stile cambiò per sempre.
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Lo splendore di San Vitale
La cupola di San Vitale offriva ciò che Klimt cercava: luce che non viene da una fonte, ma dalle superfici. Il mosaico dell’imperatrice Teodora, con i suoi gioielli rigidi e i suoi volti piatti, rientra nella tavolozza di opere come il “Ritratto di Adele Bloch-Bauer”.
Oro e bidimensionalità
Fino a quel momento Klimt dipingeva in modo più simbolista, decorativo ma ancora figurativo. Dopo Ravenna, iniziò a trattare il corpo come spazio da rivestire. Le figure diventano superfici preziose, immerse in una dimensione sacra ma carnale.
Ravenna dentro il Secessionismo
Il ciclo “Beethovenfries”, pur completato poco prima del viaggio, anticipa già il cambiamento. Ma è dopo Ravenna che l’oro esplode. Il mosaico non è solo ispirazione: diventa codice. Non pittura, ma costruzione visiva. Non volume, ma tensione interna. Klimt non copiò Ravenna: la assorbì.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

