Mer. Mag 27th, 2026

Ravenna e i mosaici che impressionarono Klimt

Mosaici di Ravenna
Mosaici di Ravenna

Nel 1903 Gustav Klimt visitò Ravenna con alcuni amici artisti viennesi. Le basiliche bizantine lo stordirono. Tornò a Vienna con la testa piena di tessere d’oro, occhi spalancati e aureole: due anni dopo, il suo stile cambiò per sempre…

Nel 1903 Gustav Klimt visitò Ravenna con alcuni amici artisti viennesi. Le basiliche bizantine lo stordirono. Tornò a Vienna con la testa piena di tessere d’oro, occhi spalancati e aureole: due anni dopo, il suo stile cambiò per sempre.

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Lo splendore di San Vitale

La cupola di San Vitale offriva ciò che Klimt cercava: luce che non viene da una fonte, ma dalle superfici. Il mosaico dell’imperatrice Teodora, con i suoi gioielli rigidi e i suoi volti piatti, rientra nella tavolozza di opere come il “Ritratto di Adele Bloch-Bauer”.

Oro e bidimensionalità

Fino a quel momento Klimt dipingeva in modo più simbolista, decorativo ma ancora figurativo. Dopo Ravenna, iniziò a trattare il corpo come spazio da rivestire. Le figure diventano superfici preziose, immerse in una dimensione sacra ma carnale.

Ravenna dentro il Secessionismo

Il ciclo “Beethovenfries”, pur completato poco prima del viaggio, anticipa già il cambiamento. Ma è dopo Ravenna che l’oro esplode. Il mosaico non è solo ispirazione: diventa codice. Non pittura, ma costruzione visiva. Non volume, ma tensione interna. Klimt non copiò Ravenna: la assorbì.

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