Sino al 18 gennaio 2026, al Teatro India di Roma, Carlo Sciaccaluga porta in scena “La Chunga”, un’opera intensa ispirata al romanzo di Mario Vargas Llosa. Un thriller psicologico che esplora il potere maschile, il desiderio distorto e il silenzioso atto di resistenza della donna

Sino al 18 gennaio 2026, al Teatro India di Roma, Carlo Sciaccaluga porta in scena un’opera che esplora il lato oscuro della psiche maschile attraverso il racconto di Mario Vargas Llosa. Con “La Chunga”, l’autore peruviano si fa portavoce di un testo potente, simbolico e di straordinaria intensità, ispirato al romanzo “La Casa Verde”. La pièce esamina i temi del desiderio, della memoria, del potere e della violenza, mettendo a nudo la percezione distorta della donna nel contesto maschile.
Un bar in Perù, un mistero irrisolto
Nel 1945, in un bar di Piura, quattro uomini si ritrovano a rievocare una notte di molti anni prima, quando uno di loro, Josefino, per saldare un debito, lasciò la sua giovane amante Meche alla proprietaria del locale, La Chunga. La ragazza scompare misteriosamente e ciascun uomo fornisce una versione diversa degli eventi. Tuttavia, nessuna di queste versioni è mai del tutto veritiera. “La Chunga” non è solo un mistero da svelare, ma un’indagine sulla distorta costruzione del femminile nella narrazione maschile. Meche, silenziosa e inafferrabile, diventa il corpo desiderato e temuto, la cui assenza diventa l’unica forma di resistenza in un mondo che cerca di possederla.
Un cast intenso e una regia sobria che esalta il testo
Debora Bernardi interpreta La Chunga, un personaggio tanto forte quanto misterioso, capace di mantenere il controllo del proprio dolore e del proprio destino. Francesco Foti dà vita a Josefino, un uomo fragile e arrogante, mentre Franz Cantalupo, Liborio Natali e Giovanni Arezzo arricchiscono la narrazione con diverse sfumature di personaggi maschili che spaziano dall’ironia alla crudeltà. Infine, Francesca Osso incarna con grazia Meche, la donna che, attraverso il suo silenzio, sfida la narrazione degli altri.
Una regia essenziale e senza fronzoli
Carlo Sciaccaluga sceglie una regia pulita e priva di sovrastrutture, mettendo in primo piano il testo e l’interpretazione degli attori. La scenografia è dominata da luci fredde e da un bar decadente, simbolo di un tempo sospeso. L’atmosfera sospesa tra realtà e immaginazione viene accentuata dai silenzi e dalle musiche, contribuendo a creare un mondo onirico e inquietante.
Il silenzio della donna come forma di resistenza
Nonostante “La Chunga” sia stata scritta nel 1986, i temi trattati risultano tragicamente attuali: la violenza sulle donne, l’omofobia, e la difficoltà dell’uomo di vedere l’altro come un soggetto, anziché come un oggetto da dominare. Il dramma affronta questi temi senza retorica, ma con lucidità ed emotività. La vera protagonista del racconto è la visione maschile, che riduce la donna a un ruolo predefinito — amante, madre, oggetto del desiderio — senza mai concederle la possibilità di essere pienamente soggetto. In questo contesto, il silenzio di La Chunga e la sparizione di Meche diventano veri e propri atti di autodeterminazione.
Un dramma potente e senza tempo
Con “La Chunga”, Sciaccaluga firma un’opera intensa e necessaria che chiude una trilogia teatrale dedicata a Mario Vargas Llosa. La messa in scena è un invito a riflettere sul desiderio, sul potere e sull’identità, lasciando il pubblico con più domande che risposte. Un dramma denso e ricco di spunti di riflessione che, nonostante il passare del tempo, rimane tristemente attuale. La domanda che emerge da questo spettacolo è sempre la stessa: la donna avrà mai la possibilità di essere davvero pari all’uomo?
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Entra nel mondo dello spettacolo giovanissimo alternandosi nel ruolo di ballerino tra teatro cinema e tv. A 23 anni consegue la laurea al DAMS presso l’università Roma 3 ed inizia un percorso lavorativo nel settore televisivo avvicendandosi tra emittenti private minori (Tv Gold) e le principali reti nazionali (Rai e Mediaset) sviluppando esperienze a 360 gradi sia dietro le quinte che sul palco.

