Alla Galleria Modernissimo, dentro il Cinema Modernissimo, Bologna dedica una mostra monografica ad Agnès Varda: film, fotografie, installazioni, costumi e materiali d’archivio
“Viva Varda! Il cinema è donna”, visitabile sino al 10 gennaio 2027, costruisce un ritratto per sezioni, con un focus anche sul legame dell’artista con l’Italia. L’esposizione è allestita negli spazi della Galleria Modernissimo, nell’area del Cinema Modernissimo a ridosso di piazza Maggiore, a Bologna. La scala del progetto è quella di una grande antologica, pensata per occupare e far funzionare lo spazio come archivio attraversabile.
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Un progetto monografico tra cinema, fotografia e pittura
Il percorso insiste su una caratteristica spesso ridotta a nota biografica: Varda non si muoveva “accanto” al cinema, ma dentro un sistema di immagini che includeva fotografia e pratica visiva, fino a una dimensione installativa. La mostra mette insieme opere e documenti eterogenei, evitando una lettura solo cinefila e lavorando sull’idea di produzione artistica complessiva.
Le sei sezioni: immagini, scrittura, personaggi femminili
La struttura è organizzata in sei sezioni. Da una parte il rapporto di Varda con l’immagine — autoritratti, fotografia, accostamenti, materiali visivi — dall’altra la scrittura cinematografica, con attenzione alla costruzione di personaggi femminili non semplificati. Un’ulteriore traiettoria passa per la dimensione sociale dei film e per l’idea di movimento: lavoro sul reale, spostamenti, osservazione dei cambiamenti culturali e politici.
Una sezione dedicata al rapporto con l’Italia
All’interno del percorso c’è un capitolo specifico sul legame con l’Italia. Non è un dettaglio di contorno: serve a far emergere un dialogo fatto di incontri, riferimenti e ritorni, utile anche per leggere come la sua opera sia stata recepita e riletta fuori dalla Francia.
Le costellazioni attorno a Varda: da Jacques Demy a Jane Birkin
La mostra ricostruisce anche le relazioni che attraversano la sua storia artistica: Jacques Demy, compagno e interlocutore decisivo; Jean-Luc Godard; attrici e presenze che segnano l’immaginario tra cinema e cultura pop, da Jane Birkin a Catherine Deneuve, fino a Marcello Mastroianni e Madonna. Non come elenco celebrativo, ma come mappa di un lavoro che ha sempre assorbito volti, amicizie e contrasti.
Al Modernissimo anche una retrospettiva completa dei film
Durante l’apertura e lungo la programmazione, il Cinema Modernissimo affianca alla mostra una retrospettiva dedicata ai film di Varda. Tra i titoli chiave rientrano Cléo de 5 à 7 (1962) e Senza tetto né legge (1985): due estremi utili per capire come il suo cinema tenga insieme sguardo sul quotidiano e scrittura rigorosa, senza rinunciare a una posizione sul mondo.
Un’uscita editoriale per contestualizzare l’opera
Accanto all’allestimento arriva anche un tassello editoriale: l’edizione italiana di un volume biografico-critico firmato da Laure Adler. Il libro accompagna la mostra senza sostituirla, offrendo un supporto di contesto per chi vuole rimettere in fila film, materiali e snodi di un percorso lungo decenni.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

