Milano ospita una mostra che ricostruisce il rapporto tra Andy Warhol e l’Italia negli anni finali della sua carriera. Al centro del percorso ci sono opere, materiali d’archivio e commissioni nate tra Napoli, Milano, Torino e Ferrara, con un asse che va da Vesuvius a The Last Supper…
Dal 20 marzo al 20 giugno 2026 la Galleria Crédit Agricole-Refettorio delle Stelline, in corso Magenta a Milano, ospita Andy Warhol. Passaggio in Italia 1975-1987. L’esposizione, a ingresso gratuito, si concentra su un capitolo preciso del lavoro dell’artista americano: i soggiorni italiani, i rapporti con galleristi e collezionisti e le opere nate dentro quel contesto.
Il fuoco del percorso: da Napoli a Milano
Il nucleo più riconoscibile della mostra ruota attorno a due lavori della serie Vesuvius, sviluppata da Warhol guardando a Napoli, e a The Last Supper, opera che rimanda direttamente a Milano e al confronto con l’immagine leonardesca del Cenacolo. Il percorso usa questi poli per leggere il modo in cui l’artista ha intercettato simboli, luoghi e committenze italiane negli ultimi anni di attività.
Oltre cento opere e documenti
La mostra raccoglie più di cento tra opere e materiali documentari. L’impostazione è dichiaratamente documentaria. Non una retrospettiva generale, ma una ricostruzione del passaggio italiano di Warhol attraverso fotografie, poster, archivi e lavori realizzati soprattutto per il mercato privato. Ne emerge il clima culturale tra anni Settanta e Ottanta, con l’Italia come snodo decisivo di relazioni e commissioni.
I galleristi italiani e le commissioni
Una parte sostanziale del racconto passa dai nomi che hanno accompagnato Warhol nella Penisola. Parliamo di Alexander Iolas a Milano, Lucio Amelio a Napoli, Luciano Anselmino tra Torino, Milano e Ferrara. Sono questi rapporti a spiegare la natura di molte opere presenti in mostra e a restituire il peso che il sistema italiano dell’arte ebbe nella fase finale della produzione warholiana.
Le copertine di LP e il caso Loredana Bertè
Accanto ai lavori più noti, trova spazio un’ampia sezione dedicata alle copertine di long playing realizzate da Warhol tra anni Cinquanta e anni Ottanta. Tra i materiali esposti c’è anche il lavoro legato a Loredana Bertè, fotografata dall’artista, con un richiamo visivo ai colori rosso e verde associati alla metropolitana milanese. Un tassello che allarga il discorso oltre le arti visive in senso stretto e mostra quanto il suo immaginario si muovesse tra musica, ritratto e cultura popolare.
Le altre opere in mostra
Nel percorso compaiono anche il collage multistrato Hammer and Sickler (Falce e Martello) e alcuni esemplari della serie Ladies and Gentlemen. A completare il quadro c’è il riferimento alla mostra di Ferrara del 1975 e al catalogo con testo di Pier Paolo Pasolini, oggi riproposto come documento utile a leggere la ricezione italiana di Warhol in quegli anni.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

