Mer. Mar 25th, 2026

Gino Paoli, cosa custodisce la villa di via Roma a Monfalcone

Gino Paoli, cosa custodisce la villa di via Roma a Monfalcone
Gino Paoli, cosa custodisce la villa di via Roma a Monfalcone

La casa di via Roma 46 in cui nacque Gino Paoli è rimasta a lungo sullo sfondo della sua biografia pubblica, dominata da Genova e dalla scuola dei cantautori. Eppure, attorno a quell’indirizzo si concentra un nucleo preciso di memoria privata e di storia materiale…

Nella storia di Gino Paoli, Monfalcone non è un semplice dato anagrafico. Il cantautore nacque infatti in via Roma 46, nella casa di famiglia legata al ramo materno. La madre, originaria di Monfalcone, decise di tornare lì alla fine della gravidanza per partorire, affidandosi a una levatrice di fiducia. Il padre, ingegnere navale ligure, aveva conosciuto la futura moglie proprio in città, dove si trovava per lavoro nei cantieri di allestimento.

La stanza che resta al centro del racconto

Il dettaglio più netto sugli interni è anche il più importante: Paoli ricordò di essere nato in casa, nel letto della zia Giuditta Rossi. È un elemento concreto, non ornamentale, che trasforma la villa di via Roma da luogo simbolico a spazio domestico preciso. Non una casa evocata in modo generico, ma un interno definito da una scena originaria che il cantautore stesso ha consegnato alla memoria pubblica.

La zia Giuditta e ciò che la casa conservava

La figura che più di ogni altra tiene insieme la memoria della villa è quella della zia Giuditta Rossi. Paoli raccontò di esserle rimasto profondamente legato e di tornare a Monfalcone ogni anno per il suo compleanno. In questa prospettiva, la casa di via Roma non appare come un bene immobiliare qualsiasi, ma come il luogo in cui si concentravano un rapporto familiare decisivo e una parte stabile delle sue estati, dei suoi ritorni e dei suoi ricordi.

Sotto la villa, il dettaglio che più incuriosisce

Il punto che più colpisce, e che dà alla casa un rilievo ulteriore, riguarda ciò che si trova sotto l’edificio. Paoli spiegò che quella casa aveva avuto una storia rilevante anche prima della sua nascita, perché era stata sede prima del Comando austriaco e poi di quello italiano. Aggiunse inoltre che sotto la villa esisteva ancora una sorta di bunker, che suo zio aveva fatto chiudere perché ritenuto pericoloso quando lui era bambino. È questo, allo stato dei fatti, il dettaglio più forte e più insolito su ciò che la proprietà contiene davvero: non una descrizione d’arredi o saloni, ma la traccia fisica di un passato precedente alla famiglia stessa.

Il progetto mancato e il fascino rimasto intatto

Nel 2009 Paoli tornò a vedere la villa di via Roma e parlò con amarezza del degrado in cui la trovò. In quel passaggio riaffiorò anche l’idea di trasformarla in una Casa della musica, progetto che però non arrivò a compimento. Da allora, il fascino dell’abitazione è rimasto in gran parte legato proprio a ciò che si sa con certezza e a ciò che non è mai stato davvero esposto: una nascita avvenuta in casa, un legame familiare rimasto fortissimo e un sotterraneo chiuso, rimasto ai margini del racconto pubblico ma sufficiente da solo a tenere viva la curiosità attorno alla villa.

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