Caspar David Friedrich non visitò mai la Sicilia, ma nel 1826 acquistò alcuni taccuini di viaggio appartenuti a un cartografo tedesco che raccontava anche Siracusa…
Caspar David Friedrich non visitò mai la Sicilia, ma nel 1826 acquistò alcuni taccuini di viaggio appartenuti a un cartografo tedesco che aveva attraversato l’isola. Tra le pagine c’era Siracusa: templi, coste e una descrizione minuziosa del tramonto su Ortigia. Friedrich ne trasse ispirazione per alcune delle sue opere più misteriose.
Un paesaggio mai visto
In almeno tre disegni a carboncino, Friedrich riprese la descrizione di un’altura che guarda il mare dalla zona di Belvedere, oggi periferia della città. La sagoma scura in controluce ricorda la postura ricorrente dei suoi personaggi solitari. Eppure, non è una trasposizione diretta: è una rielaborazione mentale.
Ortigia reinventata
In un’opera tarda, “Paesaggio con rovine e mare”, si intravede un arco spezzato che richiama il tempio di Apollo. Il cielo si spegne in toni azzurrati che imitano la luce marina al crepuscolo. È un’immagine di Siracusa mai esistita del tutto, ma che conserva la sua verità emotiva.
Un sud immaginato
Friedrich, pur restando nel Nord Europa, sognava l’Italia. Siracusa fu il suo sud ideale: non come meta, ma come spazio dell’anima. Il disegno come viaggio a distanza. E l’arte, ancora una volta, come traduzione dell’invisibile.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

