Il World Press Photo 2026 ha annunciato i suoi vincitori, scelti tra 57.376 fotografie inviate da 3.747 fotografi di 141 Paesi. La 69ª edizione del premio conferma una linea precisa: il fotogiornalismo più riconosciuto a livello internazionale continua a misurarsi con conflitti, emergenze ambientali, diritti, violenza politica e forme di resistenza quotidiana.
I lavori premiati sono 42, distribuiti in sei aree geografiche del mondo. Il modello del concorso prevede, per ogni regione, tre riconoscimenti nella categoria Singles, tre nelle Stories e uno nei Long-Term Projects. Non c’è una graduatoria interna tra questi vincitori: il premio assoluto, cioè il World Press Photo of the Year, sarà annunciato solo il 23 aprile 2026 ad Amsterdam.
Il quadro che emerge dai lavori premiati
Nel complesso, la selezione restituisce un archivio del presente segnato da fratture nette: guerre, crisi climatica, pressione sui civili, migrazioni forzate, impoverimento sociale. Accanto ai grandi eventi internazionali, compaiono però anche storie meno esposte, lette da vicino. È un punto non secondario: 31 dei 42 vincitori hanno fotografato il proprio territorio, un dato che rafforza il peso dello sguardo locale dentro il racconto globale.
L’Europa: Kyiv, la guerra dei droni, i margini
La selezione europea tiene insieme la guerra in Ucraina, la trasformazione tecnologica del conflitto e altre forme di vulnerabilità contemporanea. Tra i Singles compare Russian Attack on Kyiv di Evgeniy Maloletka, fotografia scattata dopo l’attacco russo del 24 aprile 2025 sulla capitale ucraina. Nelle Stories è stato premiato Drone Wars di David Guttenfelder, lavoro che segue l’impatto dei droni FPV sul campo di battaglia e sulla vita civile. Nella regione europea figurano inoltre, tra gli altri, Emma the Social Robot, Polar Bear on Sperm Whale, Burned Land, Engla Louise ed Extramuros.






Gaza, Messico, Argentina: le crisi lette attraverso i territori
Fuori dall’Europa, i lavori premiati insistono su tre assi ricorrenti: guerra, collasso ambientale e conseguenze materiali delle scelte politiche ed economiche. Aid Emergency in Gaza di Saber Nuraldin mostra l’assalto a un camion di aiuti entrato nella Striscia attraverso il valico di Zikim. Mexico, A Changing Climate di César Rodríguez documenta invece erosione costiera, scarsità idrica e spostamenti interni in diverse aree del Paese. In Sud America, The Human Cost of Agrotoxins di Pablo E. Piovano torna sugli effetti sanitari dell’uso massiccio di pesticidi nelle comunità rurali argentine.
Una geografia ampia, senza tema unico
L’elenco dei vincitori conferma che il concorso continua a funzionare come una mappa delle pressioni che attraversano il pianeta. In Africa compaiono, tra gli altri, Sudan’s War: A Nation Trapped, Madagascar’s Gen Z Protests e il progetto di lungo periodo Moon Dust. In Asia-Pacifico e Oceania sono stati premiati lavori come Bondi Beach Terror Attack, Wedding in the Flood e Motherhood at 60. In Nord e Centro America si ritrovano anche Los Angeles on Fire e Columbia University Pro-Palestine Protests; in Sud America, Milei’s Argentina e The Human Cost of Agrotoxins; nell’area West, Central and South Asia, Nepal’s Gen Z Uprising, Witnessing Gaza e Hijacked Education.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

