Nel film Lo squalo diretto da Steven Spielberg nel 1975, il capo Brody resta al centro dell’inquadratura mentre lo sfondo sembra avvicinarsi. L’effetto nasce arretrando con la macchina da presa e utilizzando contemporaneamente lo zoom nella direzione opposta
In Lo squalo, Martin Brody, interpretato da Roy Scheider, controlla i bagnanti dalla spiaggia di Amity. Il capo della polizia conosce il pericolo rappresentato dallo squalo e osserva continuamente ciò che avviene in acqua.
La scena alterna il suo sguardo alle persone che nuotano o attraversano la visuale. Passanti e oggetti interrompono più volte l’inquadratura, mentre Brody cerca di distinguere un pericolo reale dai movimenti ordinari della spiaggia.
Il momento in cui avviene l’attacco
Quando Brody vede l’attacco, Spielberg passa a un’inquadratura frontale del personaggio. Il suo volto rimane pressoché della stessa dimensione, ma lo spazio alle sue spalle cambia improvvisamente.
Lo sfondo sembra chiudersi e avvicinarsi, modificando la profondità della scena. Il movimento non mostra direttamente lo squalo: registra la reazione di Brody nel momento in cui comprende che il pericolo si è concretizzato.
Come viene realizzato il dolly zoom
La tecnica utilizzata è il dolly zoom. Durante la ripresa, la macchina da presa arretra fisicamente rispetto a Brody, mentre l’obiettivo effettua uno zoom in avanti.
I due movimenti vengono coordinati in modo da mantenere il personaggio quasi invariato nel fotogramma. La variazione della lunghezza focale modifica però la prospettiva dello sfondo, che appare più vicino e compresso.
L’effetto non deriva da un montaggio tra due inquadrature e non richiede una trasformazione digitale. Viene prodotto direttamente durante la ripresa attraverso il movimento simultaneo della macchina da presa e dello zoom.
Un procedimento già usato da Hitchcock
La combinazione tra carrello e zoom era stata impiegata da Alfred Hitchcock in Vertigo, uscito nel 1958. In quel film il cambiamento della prospettiva veniva utilizzato per rappresentare la paura dell’altezza del protagonista.
Steven Spielberg e il direttore della fotografia Bill Butler applicarono lo stesso principio alla scena della spiaggia di Lo squalo. Il soggetto e il contesto sono differenti, ma il procedimento tecnico si basa ancora su due movimenti opposti.
Dal controllo all’intervento
Prima del dolly zoom, Brody resta seduto e osserva il mare. Dopo aver riconosciuto l’attacco, si alza e corre verso l’acqua. L’inquadratura segna quindi il passaggio tra l’attesa e l’azione.
Il volto del personaggio rimane stabile, mentre l’ambiente cambia proporzioni. Lo spazio della spiaggia, fino a quel momento osservato e controllato a distanza, sembra improvvisamente stringersi intorno a lui.
La paura costruita attraverso la prospettiva
Il dolly zoom non aggiunge un nuovo elemento alla scena. Trasforma la relazione tra Brody e ciò che lo circonda.
In Lo squalo, la consapevolezza del personaggio viene espressa senza una battuta e senza interrompere la ripresa. È il cambiamento della prospettiva a rendere visibile il momento in cui la paura diventa certezza.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

