Sab. Ott 3rd, 2026

Lo squalo, come funziona il dolly zoom sulla spiaggia di Amity

Lo squalo, come funziona il dolly zoom sulla spiaggia di Amity
Lo squalo, come funziona il dolly zoom sulla spiaggia di Amity

Nel film Lo squalo diretto da Steven Spielberg nel 1975, il capo Brody resta al centro dell’inquadratura mentre lo sfondo sembra avvicinarsi. L’effetto nasce arretrando con la macchina da presa e utilizzando contemporaneamente lo zoom nella direzione opposta

In Lo squalo, Martin Brody, interpretato da Roy Scheider, controlla i bagnanti dalla spiaggia di Amity. Il capo della polizia conosce il pericolo rappresentato dallo squalo e osserva continuamente ciò che avviene in acqua.

La scena alterna il suo sguardo alle persone che nuotano o attraversano la visuale. Passanti e oggetti interrompono più volte l’inquadratura, mentre Brody cerca di distinguere un pericolo reale dai movimenti ordinari della spiaggia.

Il momento in cui avviene l’attacco

Quando Brody vede l’attacco, Spielberg passa a un’inquadratura frontale del personaggio. Il suo volto rimane pressoché della stessa dimensione, ma lo spazio alle sue spalle cambia improvvisamente.

Lo sfondo sembra chiudersi e avvicinarsi, modificando la profondità della scena. Il movimento non mostra direttamente lo squalo: registra la reazione di Brody nel momento in cui comprende che il pericolo si è concretizzato.

Come viene realizzato il dolly zoom

La tecnica utilizzata è il dolly zoom. Durante la ripresa, la macchina da presa arretra fisicamente rispetto a Brody, mentre l’obiettivo effettua uno zoom in avanti.

I due movimenti vengono coordinati in modo da mantenere il personaggio quasi invariato nel fotogramma. La variazione della lunghezza focale modifica però la prospettiva dello sfondo, che appare più vicino e compresso.

L’effetto non deriva da un montaggio tra due inquadrature e non richiede una trasformazione digitale. Viene prodotto direttamente durante la ripresa attraverso il movimento simultaneo della macchina da presa e dello zoom.

Un procedimento già usato da Hitchcock

La combinazione tra carrello e zoom era stata impiegata da Alfred Hitchcock in Vertigo, uscito nel 1958. In quel film il cambiamento della prospettiva veniva utilizzato per rappresentare la paura dell’altezza del protagonista.

Steven Spielberg e il direttore della fotografia Bill Butler applicarono lo stesso principio alla scena della spiaggia di Lo squalo. Il soggetto e il contesto sono differenti, ma il procedimento tecnico si basa ancora su due movimenti opposti.

Dal controllo all’intervento

Prima del dolly zoom, Brody resta seduto e osserva il mare. Dopo aver riconosciuto l’attacco, si alza e corre verso l’acqua. L’inquadratura segna quindi il passaggio tra l’attesa e l’azione.

Il volto del personaggio rimane stabile, mentre l’ambiente cambia proporzioni. Lo spazio della spiaggia, fino a quel momento osservato e controllato a distanza, sembra improvvisamente stringersi intorno a lui.

La paura costruita attraverso la prospettiva

Il dolly zoom non aggiunge un nuovo elemento alla scena. Trasforma la relazione tra Brody e ciò che lo circonda.

In Lo squalo, la consapevolezza del personaggio viene espressa senza una battuta e senza interrompere la ripresa. È il cambiamento della prospettiva a rendere visibile il momento in cui la paura diventa certezza.

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