Lun. Ago 31st, 2026

Venezia 83, i 21 film in concorso: cinque italiani nella sfida con Boyle, Herzog e Koreeda

Venezia 83, i 21 film in concorso: cinque italiani nella sfida con Boyle, Herzog e Koreeda
Venezia 83, i 21 film in concorso: cinque italiani nella sfida con Boyle, Herzog e Koreeda

Da Danny Boyle a Werner Herzog, da Hirokazu Koreeda a Lee Chang-dong, Venezia 83 attraversa guerre, crisi personali, memoria, informazione e trasformazioni sociali

Sono 21 i film in concorso a Venezia 83, l’edizione 2026 della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica diretta da Alberto Barbera. Sedici titoli internazionali si affiancano ai cinque italiani firmati da Nanni Moretti, Marco Bechis, Andrea Pallaoro, Paolo Strippoli ed Edoardo De Angelis. Un programma che riunisce autori e cinematografie molto diverse, ma nel quale tornano con frequenza alcuni temi: la guerra, il potere dell’informazione, le conseguenze della violenza politica, la fragilità dei rapporti familiari, il lavoro e le paure di una società in trasformazione.

Danny Boyle apre la Mostra con “Ink”

Ad aprire la Mostra del Cinema di Venezia 2026, il 2 settembre, sarà Ink di Danny Boyle, con Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy. Il film, scritto da James Graham, torna alla Gran Bretagna del 1969 e alla nascita del nuovo Sun sotto la proprietà di Rupert Murdoch e la direzione di Larry Lamb. Al centro c’è la trasformazione del quotidiano in un modello editoriale destinato a incidere profondamente sulla stampa popolare britannica e, più in generale, sul rapporto tra informazione, mercato e pubblico.

Lee Chang-dong, Herzog e Koreeda tra i nomi più attesi

Tra gli autori asiatici torna Lee Chang-dong con Ga-neung-han sa-rang (Possible Love), interpretato da Jeon Do-yeon, Sul Kyung-gu, Zo In-sung e Cho Yeo-jeong. Il film intreccia le vite di due coppie, mettendo alla prova equilibri affettivi e sociali. Hirokazu Koreeda porta invece in concorso Look Back, adattamento cinematografico del manga di Tatsuki Fujimoto, storia di due ragazze unite dalla passione per il disegno e dalla progressiva costruzione di un percorso nel mondo dei manga.

Werner Herzog firma Bucking Fastard, con Kate Mara, Rooney Mara, Orlando Bloom e Domhnall Gleeson. Il film prende spunto dalla vicenda delle gemelle Freda e Greta Chaplin e da una relazione sentimentale destinata a trasformarsi in un caso pubblico. Tre opere molto diverse, accomunate dall’attenzione alle dinamiche individuali e alle conseguenze che producono quando entrano in collisione con il contesto sociale.

Tra televisione, scienza e memoria della guerra

Il rapporto tra spettacolo e cronaca è al centro di Primetime di Lance Oppenheim, con Robert Pattinson nei panni del giornalista televisivo Chris Hansen, figura legata al programma americano To Catch a Predator. La storia guarda alla televisione degli anni Duemila e ai metodi utilizzati per trasformare un’indagine sotto copertura in un fenomeno mediatico.

Con Dau, Ilya Khrzhanovsky si concentra invece sul fisico sovietico Lev Landau, interpretato dal direttore d’orchestra Teodor Currentzis, ricostruendo un percorso che incrocia scienza, potere e programma atomico dell’Unione Sovietica. Su un diverso versante storico si muove Nelson san, anata wa hito wo koroshimashitaka? (Mr. Nelson, Did You Kill People?) di Shinya Tsukamoto, con Rodney Hicks e Geoffrey Rush: protagonista è un veterano del Vietnam che tenta di ricostruire il proprio rapporto con il presente attraverso un’attività di sensibilizzazione contro la guerra.

Martin McDonagh guarda al Cile, Cédric Kahn agli adolescenti

Martin McDonagh arriva al Lido con Wild Horse Nine, interpretato da John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi, Mariana Di Girolamo, Ailín Salas, Tom Waits e Parker Posey. La vicenda è ambientata nel 1973, alla vigilia del colpo di Stato in Cile, e porta due agenti della CIA sull’Isola di Pasqua, dove l’incontro con due studentesse sostenitrici del governo di Salvador Allende modifica gli equilibri della loro missione.

15/18 (A Place To Heal) di Cédric Kahn entra invece in un ambiente dedicato alla cura di adolescenti con problemi psicologici. Kahn compare anche nel cast, accanto a un gruppo di giovani interpreti. Il film si misura così con disagio, cura e responsabilità degli adulti senza uscire dal terreno del dramma contemporaneo.

Zeller, Pariser e Brizé: relazioni, lavoro e paure contemporanee

In Bunker di Florian Zeller, Penélope Cruz e Javier Bardem interpretano una coppia di professionisti che vive a Londra. L’offerta rivolta a lui, architetto affermato, di progettare per un multimiliardario un rifugio capace di resistere a un attacco atomico diventa il punto di partenza di un thriller psicologico costruito sulle paure del presente e sulle conseguenze che queste producono nella vita privata.

Nicolas Pariser, con Un peu avant minuit, segue invece Léo, interpretato da Melvil Poupaud, dopo la morte del padre biologico mai conosciuto. Prima di partire per l’Italia per occuparsi dell’eredità, l’uomo attraversa alcuni giorni parigini segnati da incontri e bilanci personali. Nel cast anche Chiara Mastroianni, Anaïs Demoustier e Golshifteh Farahani.

Il mondo del lavoro è al centro di Un bon petit soldat di Stéphane Brizé, con Alba Rohrwacher e Vincent Lindon. La protagonista, diventata responsabile delle risorse umane di una grande compagnia assicurativa, deve muoversi tra tutela dei dipendenti e obiettivi aziendali, in un conflitto che porta sullo schermo le contraddizioni della gestione contemporanea del lavoro.

“Company”, “Woman Unknown” e “A Bit of Light”

Casey Affleck presenta Company, con Nick Nolte, Ben Mendelsohn, Adelaide Clemens e Scoot McNairy. La narrazione attraversa diverse generazioni e mette in relazione personaggi segnati dal dolore, chiamati a confrontarsi con vendetta, perdono e lutto.

La danese May el-Toukhy firma Kvinde Ukendt (Woman Unknown), storia di una giovane governante prossima a sposare il ricco vedovo per il quale lavora. Un segreto legato a una relazione avuta con un soldato tedesco durante la Seconda guerra mondiale riemerge però nel presente, incrinando il nuovo equilibrio.

In Kami nour (A Bit of Light) di Ali Asgari, un medico iraniano, dopo l’arresto e la chiusura del proprio studio, attraversa una crisi che lo porta a progettare il suicidio. La decisione di trascorrere un’ultima giornata con la madre e i fratelli trasforma il film in un percorso familiare e morale costruito intorno alla perdita di fiducia e alla possibilità di un’ultima relazione con gli altri.

“Naza”, il documentario entrato per ultimo nel concorso

A completare i 21 titoli di Venezia 83 è Naza, documentario diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor e prodotto da The Guardian con JW Films. Il film, entrato nel programma della Mostra il 24 agosto, è stato girato di notte sui tetti di Tel Aviv e affronta i sistemi e i meccanismi militari legati all’uccisione di civili palestinesi nella guerra a Gaza. La presenza di Naza inserisce nel concorso uno dei nodi politici e umanitari più rilevanti dell’attualità internazionale.

I cinque film italiani in concorso a Venezia 2026

La presenza italiana conta cinque registi. Nanni Moretti presenta Succederà questa notte, con Louis Garrel, Jasmine Trinca, Hippolyte Girardot, Angela Finocchiaro e lo stesso Moretti: un film costruito intorno agli incontri, agli abbandoni e alle occasioni che arrivano nel momento sbagliato, nato dalla rielaborazione di racconti di Eshkol Nevo.

Marco Bechis torna in Argentina con Ritorno a Buenos Aires. Adriano Giannini interpreta Mariano Guerra, che nel 2008 rientra nel Paese dopo trentatré anni trascorsi in Italia per testimoniare al processo contro gli ex militari responsabili del suo sequestro e delle torture subite durante la dittatura. Il ritorno diventa un confronto con la memoria e con il peso della sopravvivenza.

Pallaoro, Strippoli e De Angelis completano il quintetto italiano

Andrea Pallaoro è in gara con The Echo Chamber, interpretato da Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon. Il film segue una relazione nella quale i confini tra cura, dipendenza, desiderio e controllo diventano progressivamente più incerti. La sceneggiatura porta anche la firma di Bernardo Bertolucci, insieme a Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi.

Paolo Strippoli presenta L’estranea, con Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi. Una madre arriva improvvisamente a casa della figlia per rivelare un segreto familiare custodito per vent’anni, legato a un patto stretto con una sconosciuta. Il racconto assume progressivamente i contorni del thriller psicologico e della tragedia familiare.

Chiude il gruppo italiano Edoardo De Angelis con Il fuoco che ti porti dentro, tratto dal romanzo di Antonio Franchini. Vanessa Scalera e Lino Musella guidano il cast di una storia familiare ambientata durante una vigilia di Natale che si trasforma in una resa dei conti tra una madre e un figlio. Nel film anche Elena Radonicich, Ivana Lotito, Nicole Malaj, Samuele Mazza, Tony Laudadio e Tommaso Ragno.

Il Leone d’Oro tra 21 sguardi sul presente

Il concorso della Mostra del Cinema di Venezia 2026 mette dunque insieme 21 film e un numero consistente di autori già centrali nel cinema internazionale. Non emerge un’unica linea narrativa, ma una serie di questioni ricorrenti: le conseguenze della guerra, il rapporto tra media e potere, la memoria delle dittature, la precarietà delle relazioni, il disagio individuale e le trasformazioni del lavoro. Sarà su questo terreno che i cinque titoli italiani si confronteranno con i sedici concorrenti internazionali nella corsa al Leone d’Oro di Venezia 83.

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