Macro: un “concorso” per il nuovo Direttore. Tra 3-6 mesi (forse) il futuro dell’arte del presente

Tutto fermo. E così sarà per almeno altri mesi. Non c’è “pace” per il Macro, se non quella che le scelte istituzionali stanno provocando, lentamente, fino a quella “finale”. Una pace che, questo è certo, causerà un gravissimo break negli eventi e nelle proposte artistiche del Museo d’Arte Contemporanea Roma, uno dei più importanti di Roma e d’Italia. Prima di questa pace, dietro le quinte del Macro, aria di guerra. Quella buona, positiva e propositiva. Per difendere non solo il proprio posto di lavoro, ma anche quello che è stato fatto finora, per salvaguardare l’arte contemporanea, per sostenere la cultura di un Paese che non può vivere soltanto di arte antica. “E’ un paese per vecchi”, diceva qualcuno. A ragione.

L’Assessore alla Cultura, creatività e promozione artistica di Roma Flavia Barca sta presentando, proprio in questi momenti, la sua proposta davanti ai giornalisti e agli addetti al settore. In sintesi sono tante le parole, pochi i fatti: tra le tante dichiarazioni, mi lascia perplesso la seguente, che dice in soldoni: “La cultura è dipendente dall’ambiente politico: questa è una questione oggettiva”. E’ vero, ed è sorprendente che lo si ammetta così pubblicamente. E, a mio parere, ci sarebbe da vergognarsene.

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A metà gennaio destineranno un budget per il Macro, per far fronte alle spese economiche dei prossimi mesi. Innanzitutto le sue “scuse” per aver chiamato il Macro “spazio per eventi”. E poi la grande proposta: un concorso per trovare il nuovo direttore del Macro. E’ tutto nelle mani, al momento, del Sindaco di Roma Ignazio Marino: appena darà il suo placet, si potrà lavorare per il bando. E poi si darà il via alla ricerca. E poi alle selezioni. E poi alla formazione. Quanto tempo ci vorrà? “Non si sa” è la risposta. Cinque-sei mesi? Può darsi. Campa cavallo.

Ma il vero problema è alla base, e lo sintetizza egregiamente Bartolomeo Pietromarchi, ex direttore del Macro ed ex curatore del Padiglione Italia per la Biennale di Venezia. Ne ho parlato direttamente con lui, durante la presentazione di “MACRO Odecq”, libro che Odile Decq ha dedicato al Museo da lei progettato. La sua presenza, diciamo, sembra la classica ironia del caso, in quanto proprio quello di ieri sembrerebbe l’ultimo degli eventi in calendario del Macro in programma, per il 2013 ed il 2014. Odile all’inizio, Odile alla fine.

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Il ruolo dell’arte contemporanea in Italia è stato compreso dal pubblico ma non ancora dai nostri politici – spiega Bartolomeo PietromarchiE’ un ruolo importantissimo, centrale, strategico, fondamentale, per smuovere il nostro Paese da un peso eccessivo verso il suo passato. E’ fondamentale che si capisca che questi strumenti, quali i musei di arte contemporanea, la Biennale di Venezia, le fiere e tutto ciò che ruota intorno all’arte contemporanea è un tessuto incredibile di migliaia e migliaia di persone con il suo pubblico sia un asset molto più importante di quanto finora non sia stato nelle politiche e nelle strategie pubbliche delle città e del Governo”.

E su questa “ultima chance” da parte delle Istituzioni romane, il suo commento: Mesi di fermo nell’arte contemporanea equivalgono ad anni in qualsiasi altra situazione. Occorre subito un nuovo direttore, subito, o, in alternativa, delle soluzioni temporanee che non interrompano un ciclo ed una macchina ben avviata, che ha avuto da tutti l’attestato di eccellenza per quello che è stato fatto. Se questa dovesse fermarsi per un arco temporale così lungo, le conseguenze saranno tragiche.”

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