La Storia dell’Arte, disciplina “nata” in Italia, subisce un (brutto) taglio

All’insegnamento della Storia dell’Arte non è stata posta la parola “fine”. O, almeno, non ancora. Ma è stata ridimensionata in molti istituti italiani. L’intervista alla Presidente dell’ANISA, Associazione Nazionale Insegnanti Storia dell’Arte

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Si è generata molta, troppa, confusione nelle ultime settimane su questo caso, su cui si è discusso sulle maggiori testate, generaliste e specializzate. Provocando una incredibile confusione tra raccolta firme, pseudo abolizioni, proteste e repliche a bocciature di emendamenti.

Una doverosa precisazione, lo sapevate?, nei confronti della materia per la quale l’Italia ha un primato d’eccellenza a livello internazionale: è il nostro, infatti, il primo Paese al mondo che ha reso obbligatorio l’insegnamento nella scuola. Erano i primi anni del Novecento quando si svolsero le prime sperimentazioni; poi è stata introdotta definitivamente con la Riforma Gentile.  Anche per questa ragione, gli italiani devono essere orgogliosi di tutto ciò che è e comporta arte.

Lo ripeto: la storia dell’arte continuerà ad essere insegnata nelle scuole. Un messaggio che regalo, giornalisticamente parlando, anche a tutte le testate che ne hanno parlato, spesso in maniera errata, provocando addirittura scioperi, dossier e interviste di risposta a qualcosa che non è mai stato detto. La disciplina è e sarà ancora.

Ma, ahimè, non si sa ancora per quanto. Perché la materia è stata ridotta. Drasticamente. Con conseguente perdita da un punto di vista culturale per migliaia di giovani, dapprima studenti, poi futuri adulti italiani.  Ne ho parlato con Irene Baldriga, Presidente dell’ANISA, Associazione Nazionale Insegnanti Storia dell’Arte, che mi ha aiutato a fare luce sulla Riforma e sulla più recente circolare ministeriale del 23 gennaio 2012 che di fatto ha reintrodotto la disciplina in alcuni indirizzi di studio.

“In molti hanno parlato della cancellazione della storia dell’arte: è totalmente falso – dichiara la Professoressa a Uozzartma è vero che c’è stata una riduzione, verificatasi soprattutto negli istituti tecnici e professionali. Per quanto riguarda i licei, la contrazione delle ore di storia dell’arte è dovuta al fatto che sono state eliminate tante sperimentazioni che erano presenti prima della Riforma Gelmini, come quelle attivate da tanti licei classici per gli anni del Ginnasio, grazie all’autonomia delle scuole”.

Negli Istituti Professionali la storia dell’arte è stata fortemente ridimensionata. Come se non fosse una materia formante e degna di rispetto. Si lamenta l’eliminazione dell’indirizzo «Beni Culturali» al Liceo artistico che ha determinato una ulteriore riduzione: da sette a tre ore. E questo potrebbe essere un ottimo motivo per far sentire la propria voce. Ancora.

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“L’Istituto d’Arte è stato assorbito dal sistema dei Licei Artistici e il patrimonio di abilità tecniche, spesso legate alla cultura artigianale dei territori di appartenenza che esso riusciva a trasmettere tenderà ad impoverirsi  – prosegue Irene Baldriga – Forse una semplificazione della secondaria superiore era necessaria, in quanto l’elevatissimo numero di indirizzi e sperimentazioni aveva creato una certa confusione. Chiediamo, però, che l’insegnamento della Storia dell’Arte venga coltivato e ripristinato ove possibile, magari con nuove strategie che non si limitino alla logica della “quota oraria” e attraverso una diversa e più moderna concezione della scuola, intesa in senso sistemico ed europeo, che valorizzi la professionalità dei docenti e punti alla trasmissione dei valori identitari della nostra cultura e all’acquisizione di competenze trasversali di cittadinanza. Tra le nostre richieste, infine, un ripensamento sull’approccio didattico delle scuole, con maggiore interdisciplinarità e meno didattica da manuale, in modo da rendere la storia dell’arte – nel carattere storicistico che assume soprattutto in Italia – non solo una disciplina scolastica, ma un aspetto fondante della formazione culturale del nostro Paese. Con nuovi progetti che intreccino le scuole e gli allievi con musei e territori, prevedendo anche tirocini presso le Istituzioni d’arte, gli archivi, le biblioteche.

Per quanto riguarda invece il Liceo Classico tradizionale, la Riforma ha portato un aumento delle ore dedicate alla storia dell’arte: se prima era presente in modo assai esiguo nel triennio (1+1+2), ora è stata potenziata con due ore settimanali nei tre anni conclusivi (2+2+2) . Molti docenti hanno però perso ore di lezione, con contrazione delle cattedre, soprattutto a causa del ridimensionamento per tecnici e professionali e con tanti disagi nell’aspetto organizzativo delle lezioni. Tranquilli, nessun licenziamento, almeno per quanto riguarda i docenti a tempo indeterminato. Per i precari, si immagina, le difficoltà saranno state ben maggiori. Come sempre.

Un sospiro di sollievo per l’arte. Nella speranza che sia presente in misura maggiore non solo nelle scuole, ma anche nelle coscienze di tutti. Perché, purtroppo, a volte si riconosce il valore di qualcosa solo quando la si perde. E, allora sì, potrebbe essere troppo tardi.

Per l’articolo si ringrazia Irene Baldriga e l’ANISA. Foto tratte da librievestiti.wordpress.com.