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Dieci film per un decennio – Holy Motors

Non una classifica dei dieci migliori film, ma una sorta di “mappa” che esplora territori e indaga specificità del cinema degli ultimi dieci anni. Quinta tappa: Holy Motors.

Holy Motors

HOLY MOTORS, FRANCIA 2012. Regia e seneggiatura di Leos Carax. Cast: Denis Lavant, Edith Scob, Eva Mendez, Kylie Minogue, Michel Piccoli; Francia 2012.

Il ritorno al lungometraggio di Leos Carax nel 2012 segna un momento fondametale nella storia del cinema degli ultimi anni. Holy Motors, infatti, è un film-summa non solo dell’opera di Carax, ma del cinema in generale. E lo è al dì là e oltre il meta-film. È una sorta di “pan-cinematografia” sognata ad occhi aperti: esigenza di allargare il discorso filmico oltre il confine dell’inquadratura. Non più cinema-nel-cinema, ma cinema-nel-tutto. Carax non teme la hybris del confronto con l’idea stessa di cinema; ed è un cinema che abbraccia tutto e tutti ma che continua a essere “sognato”.

Il cinema totale

Carax pensa in grande, e riflette con lucidità sul cinema totale. Parte dalle sue origini e proietta tutto nel futuro. Carax non si accontenta di film “piccoli”, ma osa quello che a molti parrebbe infilmabile. Holy Motors ha inaugurato un nuovo modo di fare meta-cinema, oltre qualsiasi tradizione del postmodernismo. E lo fa pensando in grande, senza paura di confrontarsi con i “maggiori”; come d’altronde il regista aveva già fatto ne Gli amanti del Pont-Neuf, in cui si riscriveva il film fondante del cinema francese: l’Atalante di Jean Vigo.

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Il cinema sognato

Carax entra direttamente nel film; il regista si sveglia dal sogno di una platea di spettatori addormentati e passa, attraverso una selva oscura dentro un nuovo sogno. Entra fisicamente nel film, penetrando nell’abisso della rappresentazione. Lo spettatore, però, continua a farsi sorprendere addormentato. La platea è illuminata dal solo fascio di luce del proiettore e sorvegliata da Cerberi inquietanti. Solo un bimbo nudo corre tra le poltrone della sala, a prefigurare forse una nuova purezza dello sguardo. Che sia questa l’unica via d’uscita da un mondo che non riconosce più la bellezza? Lo spettatore può, dunque, ancora vedere? Riesce ad essere nudo davanti allo schermo? Oppure dorme e basta?

Holy Motors - Leos Carax
Holy Motors – Leos Carax

Il viaggio di Monsieur Oscar

E dopo il sogno, il viaggio. Monsieur Oscar, accompagnato dall’autista Celine gira per Parigi in un’enorme limousine-camerino. Ogni tappa segna l’inizio di una storia; un nuovo personaggio che l’attore della vita Oscar interpreterà calandosi ogni volta in una realtà diversa. E allora l’attore-personaggio sarà banchiere, mendicante, mostro, “operaio” nell’industria del cinema digitale, padre di famiglia, vecchio morente. E ogni storia riscrive un genere cinematografico diverso; ad ogni sosta della limousine non solo nasce un personaggio e un racconto, ma anche un nuovo film. Anzi, un nuovo cinema: una nuova realtà in cui simulare, e dunque vivere la vita.

Il labirinto dei generi

Si passa dalla commedia al musical, dal realismo all’animazione digitale. Dall’apologo surreale (lo splendido episodio bunueliano del doppio omicidio) si arriva a momenti di intima commozione (la sequenza con Kylie Minogue). Non manca neanche un entr’acte musicale, uno dei picchi del film. Un’onda sonoro-visiva dal movimento circolare costruita intorno a due piani-sequenza in cui il ritmo delle immagini viaggia, è il caso di dire, insieme alla musica. Carax in questo film cita tutto il suo cinema (oltre a quello degli altri), ma in maniera intelligentissima. Vecchie situazioni, vecchi personaggi o anche semplici reminiscenze trovano uno spazio nuovo, oltre la semplice citazione.

Holy Motors - Eva Mendes e Denis Lavant
Holy Motors – Eva Mendes e Denis Lavant

L’interpretazione di Denis Lavant

Su tutto emerge la straordinaria prova di Denis Lavant, alter-ego del regista in tutti i suoi film, escluso Pola X. Pluri-attore capace di esprimersi in innumerevoli linguaggi verbali e non, Lavant è corpo attoriale come pochi ce ne sono nel cinema contemporaneo. Il suo è prima di tutto un plurilinguismo corporale, circense in un certo senso. Il ritorno di Monsieur Merde, già visto nel film a episodi Tokyo! dimostra una volta per tutte la straordinaria capacità dell’attore. Ma fa comprendere soprattutto la forza del personaggio.

Merde è infatti una specie di Mr. Hyde dell’inconscio collettivo contemporaneo. Nichilista e tenero, sa essere ferocissimo e simpatico, priapesco ma anche bambino. Un bambino-mostro che s’accoccola nudo sulle ginocchia d’una bellissima Eva Mendez madre e madonna col burqua che gli canta una ninna nanna. Merde è il nuovo Monsieur Opale, il Mr Hyde di Jean Renoir protagonista di Le testament du docteur Cordelier (1959). Questo film è apertamente citato nelle movenze e nelle azioni di Merde, e ripreso direttamente in almeno una scena, quella dello sgambetto al cieco.

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Dai pionieri al contemporaneo

Il film riflette non solo sul “filmabile” (e sul “filmato”), ma anche sulle modalità di produzione delle immagini in movimento. L’industria del cinema è ironicamente rappresentata come industria “pesante”. Diventa pero anche il regno del virtuale, dell’iper-aleatorio. Una modernità che rilegge i pionieri del cinema; gli esperimenti ottocenteschi di Marey e di Muybridge danno nuova linfa al cinema d’oggi. Nella sequenza della motion-capture digitale il protagonista diventa un nuovo Chaplin, uomo macchina al servizio della virtualità di questi tempi moderni. Carax come i primi sperimentatori dell’immagine in movimento cerca la riscrittura della realtà nella sua totalità; nel film ricalca i primigeni esperimenti di quei proto-registi che sondavano le potenzialità della riproduzione del movimento. E anche lui si illude consapevolmente di cavar fuori il vero dalla sua riproduzione.

Holy Motors - Edith Scob
Holy Motors – Edith Scob

La realtà è il cinema

La realtà dunque una volta filmata non può che diventare immediatamente cinema. La ricerca del realismo integrale dei pionieri non può che trasformarsi, in Holy Motors, in cinema integrale. Il grande controsenso della rappresentazione della realtà dell’estetica naturalistica è risolto da Carax cambiando l’ordine dei fattori. Se è impossibile che il cinema sia lo specchio della realtà, allora non resta che trasformare la realtà in cinema. Se la realtà è filmabile, allora è essa stessa cinema; ma è un cinema di cui finora abbiamo ignorato la presenza.

Questa nuova consapevolezza salverà il cinema? Farà sì che quegli spettatori riaprano gli occhi a guardare la bellezza? Questa è la domanda centrale che pone il film, a cui il regista tenta di rispondere. D’altronde “la bellezza è negli occhi di chi guarda”; e la risposta a tutti i quesiti sollevati è, in fondo, anche troppo facile. È nascosta in bella evidenza come nella Lettera rubata di Edgar Allan Poe: “Signori, questo è il cinema”.

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