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Villa Medici, una dimora storica concepita per la riflessione e il miglioramento del sé

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Affreschi, sculture e giardini dell’edificio rivelano precise concezioni tipicamente rinascimentali. Alla scoperta di Villa Medici, tra storia e architettura

Affreschi, sculture e giardini dell’edificio rivelano precise concezioni tipicamente rinascimentali. Alla scoperta di Villa Medici, tra storia e architettura.

La storia della villa

Nel 1564 il cardinale Giovanni Ricci (1495 – 1574) acquista dai Crescenzi una vigna sul Pincio, terreno su cui una volta sorgevano di Horti di Lucullo. L’area in questione, una sorta di terrazza naturale affacciata su Roma, ben si presta ad ospitare un palazzo con dei giardini annessi.

Il progetto viene affidato a Nanni di Baccio Bigio. Questi si occupa anche dei lavori di sistemazione di un piazzale ornato da un obelisco e dei progetti ingegneristici necessari per portare acqua alle fontane. Alla sua morte, la direzione del cantiere passa a Giacomo Della Porta. Nel 1576 la villa viene venduta al cardinale Ferdinando de’ Medici.

L’alto prelato incarica Bartolomeo Ammanati di apportare delle novità alla facciata interna, quella verso il giardino. L’architetto prevede inoltre l’apertura di una loggia con serliana, un piano nobile e due torri congiunte da una terrazza.

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L’impianto decorativo interno

Risale al periodo 1584-85 la decorazione delle tre stanze del piano nobile con tele incassate nel soffitto ligneo. Esse vengono realizzate da artisti quali Jacopo Zucchi, Matteo Bril e Alberto e Giovanni Alberti. Il tema affrontato è la trasmutazione degli elementi (fuoco – Giove e aria – Giunone) e i fenomeni atmosferici (ninfe di Giunone) nella prima stanza; le sfere planetarie nella seconda (Muse delle sfere); la nascita delle costellazioni nella terza (amori di Giove). Un impianto di questo tipo tira in ballo delle visioni cosmologiche e cosmogoniche connesse alla Natura e al firmamento.

L’impianto decorativo esterno

Mirabile risulta la decorazione del giardino, ricca di reperti antichi. Busti, bassorilievi e simulacri provengono dalle collezioni Della Valle e Del Bufalo. Adiacente al palazzo, l’antiquarium. Esso ospita sculture provenienti dalle raccolte del cortile del Belvedere.

Degno di nota l’intervento dell’Ammanati, che amplia il giardino verso nord, concependo un terrazzo con fontana ad ovest. Quest’ultima è ornata dalla figura di Pegaso e di soggetti muliebri. Ricorre il tema del Monte Elicona, con il suo tempio dedicato alle Muse e la fonte nata dallo zoccolo del cavallo mitico. Esso avrebbe dovuto ispirare ai sovrani il buon governo.

Così inquadrato, il giardino rientra in quella concezione di luogo adatto alla concentrazione e alla riflessione, stimolate dal contatto con la Natura.

Preziosissimo, per la ricostruzione dell’aspetto del giardino, un affresco nello stanzino dell’Aurora. Grazie ad esso si evince che, affianco al succitato piazzale quadrato, sorgeva in origine uno spazio quadrangolare molto ampio, attraversato da quattro viali perpendicolari.

L’asse rettilineo principale terminava a nord con il gruppo dei Niobidi, tuttora visibile. Attualmente esso ospita la statua della dea Roma, donata da Gregorio XIII.

Non mancavano piante nane di prugni, albicocchi, mandorli, meli e ciliegi, coltivati secondo una particolare tecnica.

Dietro l’antiquarium veniva invece riproposto il monte Parnaso. Era questo una piccola altura a gradoni sovrapposti, sulla cui sommità vi era una fonte e una grotta. Il monte da scalare rappresentava simbolicamente le difficoltà da sostenere per il raggiungimento della Virtù. Di esso non rimane che una collinetta.

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Villa Medici nell’epoca moderna

L’edificio ospita dal 1804 l’Accademia di Francia, per volere di Napoleone Bonaparte. Precedentemente essa aveva sede in Palazzo Mancini. Hanno soggiornato nell’immobile sul Pincio i vincitori del Prix de Rome, antico Premio istituito da Colbert nel 1666. I loro ritratti sono tuttora conservati nella struttura.

Lodevoli gli interventi di restauro dalla fine degli anni Settanta del Novecento ad oggi, che non hanno trascurato i giardini. L’ex direttore dell’Accademia, il pittore Balthus, ha perorato ampiamente questa causa.

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