Last Updated on 02/10/2019
Racconti figurativi basati su esperienze autobiografiche e carica espressiva forte, queste le caratteristiche del pittore piemontese Jack Tuand

Al Festival delle Arti “Nuvola Creativa” presso il Macro di Roma, intitolato “Domino/Dominio – per gioco e per davvero”, ideato e voluto da Antonietta Campilongo, spiccava, per talento e giovinezza, Jack Tuand, ideatore del celebre “Blu Tuand”.
Giacomo Di Corato, in arte Jack Tuand, nasce a Torino nel 1994. All’età di 17 anni inizia a dipingere ad olio da autodidatta. Non soddifatto dei tubetti industriali, preferisce fin da subito produrre autonomamente i colori, in modo da renderli personali. Frequenta l’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino ma prima di conseguire la laurea decide di dedicarsi esclusivamente alla produzione e all’espozione delle opere.
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La prima caratteristica che salta all’occhio in chi osserva le tue opere è l’impiego del colore blu. Cosa c’è dietro questa scelta?
Sin dall’infanzia ho pensato al blu come una somma di colori. L’uso esclusivo di questa cromia è nato dopo un terribile lutto. Da lì in poi non ho più visto altri colori. Per me rappresenta qualcosa di profondo e sensibile.
Come è declinato il rapporto forma – colore all’interno della tua produzione?
Non dipingo in modo prettamente pittorico. Forma e colore nelle mie opere sono processuali. Come in scultura, non metto il colore dove serve, ma “scolpisco” tramite i chiaro-scuri. Posso quindi dire di avere un approccio scultoreo in pittura: la tratto in maniera tridimensionale, con il solo ausilio del colore. Per me, ogni colore è una forma.
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Nell’affacciarsi al mondo dell’arte ritieni indispensabile la frequentazione dell’Accademia o pensi che si possano raggiungere risultati mirabili anche da autodidatta?
Credo che l’Accademia non sia indispensabile per l’artista. In un’aula si rischia di essere fin troppo influenzati, si formano dei gruppi. L’artista, invece, è solo e da solo deve trovare la sua strada. L’Accademia è tuttavia indispensabile per chi non si è applicato e non si applica pienamente nella realizzazione.
Dipingi per provocazione e quindi per denunciare o la nascita delle tue opere è legata ad un discorso più autobiografico?
Le mie opere sono prettamente autobiografiche, ma non racconto solo la mia vita. Cerco anche di raccontare avvenimenti in terza persona. Credo sia importante mettere in discussione più che denunciare. Ma è altresì importante, per me, raccontare la mia vita: ogni opera che eseguo è una pagina di diario. Parlo di cose personali, ma in maniera celata, implicita.
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Sei d’accordo sull’acquisto di opere d’arte come forma di investimento a discapito di un acquisto dettato principalmente da una questione di gusto, per il puro piacere di avere un manufatto di cui godere nell’intimità della propria abitazione?
Sono d’accordo perché tramite l’acquisto di un’opera considerata importante, rivendendola, è possibile comprare un’opera che rispecchi il proprio gusto personale. È necessaria la figura di persona che facciano investimenti per l’arte e per gli artisti. In Italia, da quello che ho visto, si investe di più per artisti storicizzati e deceduti. L’italiano medio non punta su un artista emergente.
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Classe 1991, sono laureata in studi storico – artistici e svolgo l’attività di curatrice, art advisor e critica d’arte. Scrivo per l’Atlante dell’Arte contemporanea Giunti editore, all’interno del quale firmo inoltre degli speciali di moda e fotografia. Come membro di redazione di tale pubblicazione, ho tenuto delle lectiones magistrales di autori di arti visive al Metropolitan Museum di New York ed ho fornito il mio supporto per lo stand della suddetta società nell’ambito di Art Basel Miami 2024. Sono nel comitato scientifico di diversi padiglioni alla Biennale di Venezia Arte e dell’Esposizione Triennale di Arti Visive a Roma.
