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Intervista a Serafino Rudari: “Il colore è il mio linguaggio fondamentale”

Serafino Rudari, nato e cresciuto circondato dall’arte, è un artista che ha fatto della poliedricità il suo biglietto da visita. Oggi protagonista di progetti che fondono magicamente musica e arti grafiche, la sua curiosità l’ha portato a interessarsi anche di interior design e di fashion, muovendosi tra materiali e consistenze, note e tele, progetti e sfide...

Serafino Rudari, nato e cresciuto circondato dall’arte, è un artista che ha fatto della poliedricità il suo biglietto da visita. Oggi protagonista di progetti che fondono magicamente musica e arti grafiche, la sua curiosità l’ha portato a interessarsi anche di interior design e di fashion. La sua versatilità, e si vede tutta, diventa la base di tutte le sue produzioni.

Nato nel ’74 a Bussolengo, in provincia di Verona, cresciuto in una famiglia di artisti con oltre un secolo di storia, scopre la passione per il “bello” sin da giovanissimo. Con gli anni intraprende un viaggio sensoriale e fisico che lo porta a viaggiare tra Londra, Barcellona, Francia e Stati Uniti. Oggi, alla continua ricerca di sperimentazioni stilistiche e contaminazioni, si muove tra materiali e consistenze, note e tele, progetti e sfide.

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Serafino Rudari, cosa è l’Arte per Te ?

E’ una domanda che mi sono posto più volte, poi con gli anni ho smesso di pensarci e forse ho trovato una risposta. Creare un’esperienza emozionale da condividere, credo questo aiuti a sensibilizzare alla bellezza e la dove si riesce a percepire, credo ci sia dell’Arte.

A quando risale, e cosa disegnasti, il tuo primo approccio con l’Arte?

Da bambino, nel laboratorio del nonno e degli zii, una bottega artigiana dove ridondava lo stile liberty, ho potuto immergermi per la prima volta negli odori tipici dei materiali da lavoro. Ho imbrattato diverse cose, senza mai ricevere nessuna “limitazione”. E forse è li che ho scoperto la libertà di poter usare il colore.

Quanto nelle tue opere conta il dettaglio e quanto la sensazione?

Credo di avere un segno molto “crudo”, non amo perdere molto tempo nella precisione, questo mi annoia. Vivo i colori come una tempesta di emozioni che mi fa sbattere da una parte all’altra del mio sentire, e ogni tanto mi fermo per riprendere il respiro.

Serafino Rudari, quanto è importante per te l’uso dei colori e quali sono le emozioni che ti piace provocare?

Il colore è per me il linguaggio fondamentale, poi viene il resto, viene il segno e il contorno. E anche in un aspetto figurativo, rimane sempre l’ingrediente di base. Non ho mai ragionato sul “cosa possa provocare” e credo dipenda da molto fattori personali di chi volge lo sguardo all’opera. Per questo mi piace lavorare dal vivo, cosi da poter condividere la genesi dell’opera e la sua carica emozionale.

Tre delle tue opere a cui sei più affezionato

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