Dal 15 febbraio al 4 maggio 2024, presso l’Instituto Cervantes di Roma, la personale “Cristino de Vera. Eremita della pittura”, uno dei grandi pittori spagnoli della seconda metà del Novecento…

Dal 15 febbraio al 4 maggio 2024, presso l’Instituto Cervantes di Roma, la personale “Cristino de Vera. Eremita della pittura”, uno dei grandi pittori spagnoli della seconda metà del Novecento che fino ad oggi aspettava di essere presentato al pubblico italiano.
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Le opere in mostra
L’esposizione, a cura di Juan Manuel Bonet, presenta una trentina di opere tra oli su tela e disegni provenienti dalle rispettive collezioni della Fondazione CajaCanarias e della Fondazione Cristino de Vera, nonché da quella del Governo delle Isole Canarie. Un’occasione veramente unica per ammirare l’opera di questo “pittore solitario e amico della contemplazione, della meditazione e del silenzio” (J.M. Bonet) nelle cui nature morte, paesaggi, ritratti, riecheggiano rimandi a Morandi e a Zurbarán.
I due quadri più antichi presenti in mostra sono datati 1957
I due quadri più antichi presenti in mostra sono datati 1957. In Monaco, si percepisce l’impatto di Zurbarán sul pittore allora ventenne. Di Zurbarán l’Artista racconterà a Salvador Jiménez, che nel 1970 lo intervistò per la ABC: “Sono interessato quanto o più interessato di Velázquez. Era più legato alla terra, era più austero e aveva quella nobiltà che possiamo trovare nella poesia di Antonio Machado. I suoi successi nel campo della plastica sono straordinari. Fu il primo ad elevare una mela, una pentola, a categoria. Anche lui viveva umilmente e in lui c’era una teoria completa della luce. Ancora nel 1973, l’enigmatico dipinto intitolato Cena e panni va contemplato come una sorta di refettorio zurbaranesco svuotato delle sue figure, e la stessa cosa avviene, vent’anni dopo, con Tavolo e Oggetti bianchi.”
Pittore della luce e del silenzio, dei “piangenti”, del paesaggio di Castiglia
Pittore della luce e del silenzio, dei “piangenti”, del paesaggio di Castiglia – le sue città, i suoi umili cimiteri circondati da cipressi -, della sua isola natale, il cuore pulsante dell’opera di Cristino de Vera, egli è anche un ritrattista affermato come si può notare dall’effigie che rappresenta il suo collega e amico Antonio Quirós; lo testimoniano le sue nature morte, molte delle quali sono vanitas e in cui, oltre ai crani, è possibile trovare specchi, rose, candele e bicchieri o tazze d’ispirazione certamente morandiana, sebbene questo aspetto si inserisca nella tradizione spagnola tipica in Zurbarán e Luis Fernández, ma anche in Sánchez Cotán o Juan Gris. Oltre alle tele, la mostra presenta una serie di disegni realizzati con uno spirito fortemente geometrico e con l’inconfondibile linea sottile cristiniana.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

