Ha aperto presso la Galleria Valentina Bonomo di Roma la mostra personale “Too far for light to travel” di Valerio D’Angelo, visitabile sino al 30 marzo 2024, in cui l’artista presenta dei lavori inediti, specificatamente pensati per lo spazio

Ha aperto presso la Galleria Valentina Bonomo di Roma la mostra personale “Too far for light to travel” di Valerio D’Angelo, visitabile sino al 30 marzo 2024, in cui l’artista presenta dei lavori inediti, specificatamente pensati per lo spazio.
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Le opere in mostra
Partendo da una riflessione sui limiti fisici della luce, l’artista esplora i confini del nostro Universo oltre la soglia di ciò che è visibile. 15 metri di raggi di luce attraversano la galleria, 15 miliardi di anni luce è la distanza massima percorribile dai fotoni prima di esaurire la loro energia. A questo valore corrisponde il confine dell’universo osservabile, nonché della nostra conoscenza. Oltre questo termine ogni cosa si sottrae alla vista dando vita a una proiezione della realtà, intuibile solo attraverso la speculazione immaginativa.
Tre installazioni si formano attraverso l’utilizzo materico della luce, elemento cardine della ricerca
Tre installazioni si formano attraverso l’utilizzo materico della luce, elemento cardine della ricerca, trasformandola e adattandola secondo modalità differenti. Manipolando le sue possibilità fisiche e concettuali, la luce diventa veicolo di proiezioni intangibili. Nella sala principale della galleria lo spettatore viene accolto da sette grandi colonne semitrasparenti e cangianti, la cui cromaticità e matericità è data dalla luce installata al loro interno.
Proseguendo si incontra un’istallazione formata da una serie di opere a specchio cromatico posizionate in modo da formare un’esplosione a raggiera, di riquadri colorati, somiglianti a dei pixel. Esternamente le pareti della galleria sono illuminate da una serie di proiezioni luminose site-specific.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

