Richard Gere apre a un possibile ritorno sul grande schermo nei panni di Edward in Pretty Woman. Ma solo se…

Nel 1990 Pretty Woman trasformava una commedia romantica in un vero e proprio fenomeno culturale. A trentacinque anni dall’uscita nelle sale, l’ipotesi di un sequel torna a far discutere grazie alle dichiarazioni di uno dei suoi protagonisti. In un’intervista rilasciata a People, Richard Gere si è detto disponibile a riprendere il ruolo di Edward Lewis, l’uomo d’affari che si innamora di una prostituta incontrata per caso sulle strade di Los Angeles. L’attore, oggi 75enne, ha però posto una condizione chiara: “Solo se ci sarà una buona sceneggiatura”.
Una risposta che, più che uno slancio nostalgico, suona come un criterio di serietà. “Basta che ci sia una buona sceneggiatura”, ha detto. Parole semplici che, nel mondo del cinema, racchiudono un intero universo di implicazioni. Perché tornare a toccare un titolo diventato cult, a distanza di decenni, non è mai un’operazione scontata.
Il film che cambiò tutto
All’epoca del debutto, Pretty Woman non era affatto destinato a diventare il classico che oggi conosciamo. Il soggetto originale era molto più crudo e drammatico, ma la regia di Garry Marshall trasformò la storia in una moderna fiaba urbana. La figura di Vivian Ward, interpretata da Julia Roberts, incantò il pubblico e consacrò l’attrice come nuova regina del botteghino. E fu proprio con quel film che Gere, già volto affermato, consolidò la propria immagine romantica e raffinata.
Il tempo ha reso Pretty Woman un film simbolo, tra gli ultimi a unire critica e incassi con la leggerezza tipica delle commedie sentimentali hollywoodiane. Riprendere oggi quella narrazione implicherebbe un’attenta rilettura dei suoi temi, a partire dal contesto sociale in cui è nato.
Un ritorno possibile, ma incerto
Oltre al tempo trascorso, a complicare l’idea di un seguito c’è un vuoto difficile da colmare: Garry Marshall è scomparso nel 2016, lasciando orfani i suoi personaggi più celebri. E anche lo sceneggiatore originale, J.F. Lawton, da tempo non è più attivo nel cinema. Qualora un nuovo progetto vedesse la luce, sarebbe quindi necessaria una nuova visione autoriale, in grado di rispettare lo spirito del film senza tradirne l’identità.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

