Cracking art è un movimento nato in Italia negli anni Novanta che ha portato animali giganti nelle piazze europee. Dietro queste sculture, un messaggio sorprendente sul rapporto tra arte e ambiente

Nel 1993, sei artisti italiani — tra cui Renzo Nucara e Marco Veronese — fondano a Biella il gruppo Cracking Art. Il nome richiama un processo chimico industriale: il “cracking” rompe le lunghe molecole del petrolio per produrre plastica. La scelta è programmatica: la plastica rappresenta la materia stessa del mondo contemporaneo, al tempo utile e dannosa. Gli artisti decidono di lavorare solo con plastica rigenerata. Il loro obiettivo è dimostrare che l’arte può trasformare materiali poveri e simbolicamente ambigui in opere di forte impatto poetico e sociale.
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Gli animali invadono la città
Con questa filosofia, il gruppo realizza enormi sculture di animali, coloratissime e ironiche, che invadono spazi pubblici, cortili e monumenti storici. Le lumache sul Duomo di Milano, i suricati al Palais Royal di Parigi, i lupi in fuga per le strade di Torino sono diventati immagini iconiche.Non si tratta di semplici installazioni decorative. Ogni animale porta con sé un significato: la lumaca rappresenta il tempo lento, la rana la metamorfosi, il lupo il rapporto ancestrale tra natura e cultura. La loro presenza, effimera ma spettacolare, trasforma lo spazio urbano in un luogo di riflessione.
Una bellezza fragile e impegnata
Dietro l’estetica pop si nasconde un messaggio ecologico. Gli artisti vogliono sottolineare che la plastica, materiale eterno e onnipresente, va usata con consapevolezza. Le loro opere, realizzate in plastica riciclata, sono a loro volta completamente riciclabili. In oltre trent’anni, Cracking Art è diventato un fenomeno internazionale, capace di unire leggerezza visiva e profondità di pensiero. Un esempio di come l’arte contemporanea possa affrontare i temi più urgenti della nostra epoca, con ironia e un linguaggio accessibile a tutti.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

