Dietro la grazia delle danzatrici immortalate da Edgar Degas si nasconde un mondo di ambiguità e tensioni sociali. Un racconto fatto di bellezza, controllo e inquietudine

A partire dagli anni Settanta dell’Ottocento, Degas iniziò a frequentare con regolarità l’Opéra di Parigi. Non si interessava tanto allo spettacolo quanto a ciò che accadeva dietro le quinte. I suoi schizzi e dipinti mostrano ballerine in momenti di riposo, prova, stanchezza: pose mai idealizzate, spesso tese, nervose, come se la bellezza del balletto nascondesse un nervo scoperto.
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La presenza degli “abbonati”
Un dettaglio spesso sfuggito al pubblico contemporaneo riguarda la figura degli “abonnés”, gli uomini benestanti che avevano libero accesso al backstage dell’Opéra. Degas li ritrae a margine delle scene, osservatori silenziosi ma presenti. Alcuni critici vedono in questi personaggi un simbolo del controllo sociale e del potere esercitato sui corpi femminili, in un contesto ambiguo che sfiorava spesso lo sfruttamento.
Un mondo fatto di fatica e disciplina
Le giovani ballerine, spesso provenienti da famiglie povere, affrontavano orari massacranti e pressioni enormi per mantenere il proprio posto. Degas mostrò la realtà di queste vite: piedi dolenti, muscoli tesi, sguardi sfiniti. Non era solo arte, ma quasi un documento sociale.
Il rapporto controverso dell’artista con le sue muse
Degas stesso era un osservatore silenzioso, spesso distante, quasi voyeuristico. Non amava dipingere all’aperto come gli altri impressionisti; preferiva la penombra dei corridoi, lo studio solitario. La sua ossessione per le ballerine, a metà tra affetto e controllo, ha fatto discutere a lungo.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

