Nel 1977 Laura Betti annunciò la messa in scena di un monologo inedito di Pier Paolo Pasolini, basato su testi privati mai pubblicati…

Nel 1977 Laura Betti annunciò la messa in scena di un monologo inedito di Pier Paolo Pasolini, basato su testi privati mai pubblicati. Doveva intitolarsi Scritti corsari in voce. La produzione, però, fu bloccata poco prima del debutto: non dalla censura ufficiale, ma da resistenze editoriali e familiari legate alla gestione postuma dell’opera pasoliniana.
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Il testo mai visto
Betti era la custode più fedele della memoria pasoliniana. Aveva raccolto lettere, appunti, materiali teatrali mai dati alle stampe. Il monologo doveva fondere articoli pubblici e testi non destinati alla scena, con una struttura di confessione secca, aspra, completamente priva di mediazioni drammatiche. Era previsto per una tournée nazionale con debutto a Bologna.
Il blocco
A pochi giorni dalla prima, la compagnia ricevette una diffida informale: alcune parti del testo contenevano riflessioni personali su nomi reali, episodi familiari, lettere mai rese pubbliche. Le pressioni, mai documentate ufficialmente, portarono Betti a ritirare lo spettacolo. Alcuni frammenti sopravvivono in registrazioni private conservate presso il Fondo Laura Betti.
Una voce che resiste
Nonostante tutto, quel monologo mai rappresentato è diventato leggenda tra gli studiosi. Nel 2005, alcuni brani vennero letti da Giovanna Marini in un recital omaggio. Ma la versione integrale non è mai riemersa. È il teatro che si spezza prima della luce. Ma anche un atto d’amore assoluto: Laura Betti che sceglie il silenzio per proteggere la voce di chi non c’è più.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

