Nel 1969 Judith Malina, fondatrice del Living Theatre, preparò una riscrittura di Medea ambientata fra barricate studentesche e periferie urbane…

Nel 1969 Judith Malina, fondatrice del Living Theatre, preparò una riscrittura di Medea ambientata fra barricate studentesche e periferie urbane. L’allestimento, previsto al Festival dei Due Mondi di Spoleto, prevedeva nudità integrali, cori improvvisati e un finale in cui il pubblico sarebbe stato invitato a uscire in corteo.
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Il veto diplomatico
A poche ore dalla generale, le autorità cittadine ricevettero pressioni dall’ambasciata statunitense: lo spettacolo era ritenuto potenzialmente sovversivo. Il questore impose tagli radicali; Malina rifiutò e annullò la prima. Le scene furono smontate nella notte.
Sopravvive la musica
Le partiture originali di Alvin Curran, composte per l’opera, circolano ancora in versioni da concerto. Sulle pagine, gli interpreti leggono indicazioni per urla, slogan, rumori metallici: residui sonori di una Medea che non ha mai incendiato la platea, ma che continua a bruciare sulle partiture.
Mito e militanza
Quell’episodio segna l’ingresso definitivo della censura politica nel teatro d’avanguardia italiano. Malina trasformò il divieto in leggenda: «Ogni Medea che tace prepara il fuoco per la prossima», scrisse l’anno dopo. Il testo è andato perduto, ma il rogo simbolico resiste.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

