Mer. Apr 22nd, 2026

La Medea censurata di Judith Malina

Judith Malina
Judith Malina

Nel 1969 Judith Malina, fondatrice del Living Theatre, preparò una riscrittura di Medea ambientata fra barricate studentesche e periferie urbane…

Nel 1969 Judith Malina, fondatrice del Living Theatre, preparò una riscrittura di Medea ambientata fra barricate studentesche e periferie urbane. L’allestimento, previsto al Festival dei Due Mondi di Spoleto, prevedeva nudità integrali, cori improvvisati e un finale in cui il pubblico sarebbe stato invitato a uscire in corteo.

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Il veto diplomatico

A poche ore dalla generale, le autorità cittadine ricevettero pressioni dall’ambasciata statunitense: lo spettacolo era ritenuto potenzialmente sovversivo. Il questore impose tagli radicali; Malina rifiutò e annullò la prima. Le scene furono smontate nella notte.

Sopravvive la musica

Le partiture originali di Alvin Curran, composte per l’opera, circolano ancora in versioni da concerto. Sulle pagine, gli interpreti leggono indicazioni per urla, slogan, rumori metallici: residui sonori di una Medea che non ha mai incendiato la platea, ma che continua a bruciare sulle partiture.

Mito e militanza

Quell’episodio segna l’ingresso definitivo della censura politica nel teatro d’avanguardia italiano. Malina trasformò il divieto in leggenda: «Ogni Medea che tace prepara il fuoco per la prossima», scrisse l’anno dopo. Il testo è andato perduto, ma il rogo simbolico resiste.

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