Nel 1948, Giorgio Albertazzi avrebbe dovuto debuttare come Amleto a Roma, diretto da Guido Salvini. Ma la prima venne cancellata il giorno prima della messa in scena…
Nel 1948, Giorgio Albertazzi avrebbe dovuto debuttare come Amleto a Roma, diretto da Guido Salvini. Ma la prima venne cancellata il giorno prima della messa in scena. Un imprevisto lo costrinse ad aspettare. E a rinascere.
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Il progetto mai nato
Dopo la guerra, Albertazzi era una promessa. Salvini lo scelse per un Amleto “giovane, nervoso, privo di certezze”. Le prove durarono mesi, ma il teatro fu requisito all’ultimo momento per motivi istituzionali. La compagnia fu sciolta e la produzione annullata.
Una pausa forzata
Albertazzi scomparve dalle scene per due anni. Lavorò come doppiatore, studiò Shakespeare da solo. Quando tornò, nel 1952, lo fece con un’interpretazione completamente sua. Un Amleto assorto, quasi mistico, che avrebbe fatto epoca.
Il ruolo che lo aspettava
In un’intervista, anni dopo, disse: “Era meglio così. Allora avrei fatto il personaggio. Dopo, ho fatto me stesso che si chiede chi è Amleto.” Quella mancata prima divenne un nodo biografico e artistico: l’errore del tempo che, a volte, protegge.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

