Nel 1972 Giorgio Strehler iniziò a preparare una regia per La dama di picche di Čajkovskij alla Scala. Dopo settimane di prove, interruppe tutto…
Nel 1972 Giorgio Strehler iniziò a preparare una regia per La dama di picche di Čajkovskij alla Scala. Dopo settimane di prove, interruppe tutto. Disse: “La musica è perfetta, io non lo sono abbastanza”. Non affrontò mai più l’opera lirica in modo diretto.
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Un gesto di rinuncia
Le scenografie erano già pronte, i costumi disegnati. Ma Strehler temeva di non riuscire a tradurre l’ossessione del protagonista con i suoi strumenti teatrali. Preferì abbandonare il progetto. Una rinuncia che segnò una svolta nel suo rapporto con la lirica.
Memoria muta
Il materiale progettuale – bozzetti, note di regia, una lunga lettera alla Scala – è conservato al Piccolo Teatro. Ma non è mai stato reso pubblico integralmente. L’opera non fu mai messa in scena. Restò, per lui, una stanza chiusa. E per noi, una pagina mancante.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

