Nel 1982 Carmelo Bene annunciò un Macbeth radicale: niente attori in carne e ossa, palco nero, voci elettroniche e…

Nel 1982 Carmelo Bene annunciò un Macbeth radicale: niente attori in carne e ossa, palco nero, voci elettroniche e movimenti affidati a manichini meccanici. Una visione che scardinava ogni convenzione teatrale. Durante le prove al Teatro Argentina, però, Bene si fermò: “La macchina ha ammortizzato il senso. Ho voluto seppellire la scena e invece l’ho mummificata.”
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Quel Macbeth non ebbe mai anteprima ufficiale
Quel Macbeth non ebbe mai anteprima ufficiale, ma una traccia audio fu trasmessa da Rai Radio nel 1984: suoni ambientali, rumori industriali, frammenti vocali già deformati, costruiti per sovvertire il teatro tradizionale. Chi lo ascolta oggi rivive quella tensione, quel collasso programmato, manifesto di un teatro che non cerca consenso, ma rivelazione.
L’idea di Carmelo Bene segnala un prima e un dopo nel teatro italiano: qui, l’errore non è ingovernabile, ma protagonista. Può fermare uno spettacolo o diventare evento. E l’assenza, a volte, parla più delle parole messe in scena.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

