Un itinerario urbano a Palermo tra i luoghi amati da Renato Guttuso, tra piazze, mercati, affreschi e contraddizioni visive

Renato Guttuso nasce a Bagheria, ma Palermo è la città dove la sua pittura si fa pienamente politica. Nei suoi quadri, la città è sempre presente in forma di simbolo, sfondo o denuncia: dalla cattedrale gotico-araba alle borgate popolari, tutto diventa soggetto.
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Dal mercato alla tela
Il mercato di Ballarò, con le sue urla e i suoi colori, è uno dei luoghi più “guttusiani”. Qui si può ancora percepire la stratificazione sociale che l’artista ha tradotto in pittura. Le sue opere conservate alla Galleria d’Arte Moderna di Palermo mostrano volti e gesti presi dalla strada.
La città raccontata
A Villa Cattolica, oggi museo Guttuso, si leggono lettere e schizzi che raccontano la sua visione di Palermo: “una città dove convivono luce e macerie, barocco e fame”. Passeggiare per i quartieri Vucciria e Kalsa con questi testi in mente cambia lo sguardo sul paesaggio.
Arte come mappa
Guttuso usava la pittura come uno strumento topografico e civile. Non disegnava mappe, ma coscienze. Visitare Palermo attraverso i suoi occhi significa riconoscere la città come luogo di resistenza, bellezza e lotta.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

