Nel 1951, Carlo Levi sbarcò a Lampedusa per pochi giorni. Era inviato di un settimanale, ma portava con sé carta e pastelli a olio…

Nel 1951, Carlo Levi sbarcò a Lampedusa per pochi giorni. Era inviato di un settimanale, ma portava con sé carta e pastelli a olio. Le sue impressioni visive non furono mai raccolte in un volume: solo fogli sparsi, oggi conservati a Torino, in cui l’isola si dissolve in grigi e sabbia.
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Un paesaggio quasi astratto
Le case sembrano macchie, i profili umani sono contorni vuoti, gli scogli sfumano nell’indistinto. Levi non cercava esattezza ma evocazione: voleva restituire l’essenza di un luogo dove la bellezza era solitudine. Lampedusa, nel suo tratto, non è mare: è soglia.
Un testamento visivo
I disegni furono esposti solo una volta, nel 1986. Mai più pubblicati. Ma chi li ha visti li descrive come silenzi colorati. Lampedusa diventa, nelle sue mani, un’isola dell’anima. Levi la ritrasse non per ricordarla, ma per farla sparire con dignità.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.
