Bomarzo, un luogo fuori dal tempo nel cuore del Lazio ha anticipato i mostri, i sogni e le distorsioni del Novecento. Perfetto per una gita d’autore

Il Parco dei Mostri di Bomarzo fu voluto nel Cinquecento dal principe Vicino Orsini. Statue colossali, creature fantastiche, architetture impossibili: un luogo d’arte che sfida le regole del bello e della simmetria. Una passeggiata che è anche discesa nell’inconscio.
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Dal manierismo al sogno
Quello che allora era giudicato “giardino strano” o “capriccio manierista”, oggi appare come una prefigurazione del Surrealismo. Salvador Dalí visitò Bomarzo nel 1938: ne restò affascinato. Scattò fotografie, prese appunti, progettò di girarvi un film.
Ombre familiari
Le forme distorte del parco sembrano uscite da un dipinto di Dalí o da un disegno di Max Ernst. Le scale che non portano a nulla, le bocche spalancate, gli occhi vuoti. Ogni elemento è ambiguo, simbolico, misterioso.
Arte che precede
Bomarzo dimostra che l’arte può anticipare i movimenti. Qui, l’inconscio era già paesaggio nel XVI secolo. Una meta perfetta per chi cerca arte all’aria aperta e connessioni sotterranee tra epoche lontane.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

