Due mostre storiche, due artisti d’avanguardia, una città che ha accolto l’arte concettuale con entusiasmo e spontaneità. Ecco cosa resta di Warhol e Beuys a Napoli…

Tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli ’80, Napoli fu crocevia dell’arte internazionale. Andy Warhol e Joseph Beuys, tra gli altri, esposero in spazi non convenzionali: gallerie private, chiese sconsacrate, appartamenti.
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Il Vesuvius di Warhol
Nel 1985 Warhol realizzò per la Galleria Lucio Amelio la famosa serie Vesuvius. Non una denuncia, ma un’icona esplosiva. Il progetto fu esposto in un ex convento a Spaccanapoli, poi riproposto al MADRE. La città ne divenne soggetto e spettatrice.
Beuys e il dialogo con la città
Beuys fu a Napoli più volte. Partecipò a eventi alla Fondazione Morra, realizzò performance intime e pubbliche. Parlò con gli studenti dell’Accademia, lasciando appunti, oggetti, disegni. Alcuni sono oggi visibili nel Museo Hermann Nitsch.
Percorsi sommersi
Camminare nel centro antico con queste storie in mente trasforma l’esperienza. Ogni portone, ogni chiostro, ogni scritta può essere una traccia. L’arte concettuale ha lasciato memorie invisibili, che aspettano solo di essere riattraversate.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.
