Negli anni ’30, Giorgio de Chirico progettò un balletto in tre atti con scenografie e soggetti suoi. Rimase su carta, in un cassetto romano

De Chirico amava il teatro. Aveva disegnato costumi e scenografie per Cocteau e Stravinskij. Nel 1932 scrisse un soggetto intitolato Il sogno dell’uomo in gesso, una storia senza tempo, tra piazze vuote e statue animate. Era pensato per un balletto “immobile”.
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Scenografie in posa
Le scene erano ispirate ai suoi quadri: archi, colonne, manichini. I personaggi non dovevano danzare, ma muoversi lentamente, come in un sogno statico. Una coreografia anti-dinamica, quasi pittorica.
Un progetto abbandonato
Il soggetto fu proposto al Teatro dell’Opera di Roma, ma respinto. Troppo concettuale. De Chirico non insistette. Alcune parti furono riutilizzate in quadri successivi. Il manoscritto è oggi conservato alla Biblioteca Nazionale Centrale.
Arte che si ferma
Quel balletto mai danzato è una perfetta metafora dell’estetica metafisica: arte che rappresenta il tempo fermo, il gesto sospeso. Un sogno che nessuno ha mai sognato, ma che continua a esistere.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

