Il 9 marzo 1973 Franca Rame fu rapita da un gruppo di estremisti e subì violenze che lasciarono segni fisici e psicologici profondi. Un anno più tardi, il 19 aprile 1974, salì di nuovo sul palco…

Il 9 marzo 1973 Franca Rame fu rapita da un gruppo di estremisti e subì violenze che lasciarono segni fisici e psicologici profondi. Un anno più tardi, il 19 aprile 1974, salì di nuovo sul palco al Teatro Pier Lombardo di Milano con Grasso è bello.
Scopri gli altri articoli della rubrica “Dietro il sipario” su Uozzart.com
La prima battuta come catarsi
Vestita di rosso vivo, Rame entrò in scena tra un silenzio attonito. Pronunciò la battuta d’apertura – un commento ironico sul corpo femminile – con una voce ferma che stupì anche Dario Fo dietro le quinte. Quel gesto fu un atto di disobbedienza alla paura: riportare il corpo violato al centro della scena, senza vittimismo.
Trasformare il dolore in testo
Nei mesi precedenti aveva scritto Lo stupro, un monologo che narrava la violenza subita in prima persona. Quella sera non lo recitò ancora, ma il pubblico avvertì la forza dell’esperienza. Il teatro tornò spazio politico: non evasione, ma testimonianza.
Il sipario che non si chiuse
Alla fine non ci fu inchino tradizionale. Rame rimase in proscenio, luci accese, invitando gli spettatori a restare seduti. Parlò pochi secondi, disse: «Il palcoscenico è casa nostra. Casa dev’essere un luogo sicuro.» Quel congedo segnò la rinascita di un’artista che da allora non smise più di coniugare arte e militanza.
Appassionato di arte, teatro, cinema, libri, spettacolo e cultura? Segui le nostre pagine Facebook, X, Google News e iscriviti alla nostra newsletter
Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

