Il regista Luis Buñuel trascorse parte della giovinezza a Siviglia, città che appare in filigrana in alcune sue opere, come Viridiana o Tristana…

Il regista Luis Buñuel trascorse parte della giovinezza a Siviglia, città che appare in filigrana in alcune sue opere, come Viridiana o Tristana. Ma fu nei suoi scritti autobiografici che ne rivelò il vero volto: una città che si muove “con la lentezza del sangue al mattino”.
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Finestre come occhi
Buñuel descriveva le case sivigliane non per i monumenti, ma per le finestre: bianche, protette da tende, affacciate su cortili in silenzio. Le ricordava come simboli della repressione e del desiderio. Ogni finestra era uno spettatore muto.
Visione e censura
Visitare oggi il Barrio Santa Cruz è entrare in quella memoria visiva: persiane socchiuse, archi bianchi, ombre immobili. È la Siviglia che Buñuel ha visto prima con gli occhi, poi con la macchina da presa. Un’architettura che racconta ciò che il cinema non mostra.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

