La nuova serie ambientata nel 1962 svela le origini di Pennywise e ricostruisce la mitologia di Derry: un viaggio nel cuore oscuro dell’infanzia e nei simboli nascosti dell’universo kinghiano

It: Welcome to Derry riporta il racconto al 1962, anno che segna il punto d’origine del male nella cittadina immaginaria creata da Stephen King. Questa scelta temporale non è casuale: coincide con quella che lo scrittore considera la sua età d’oro narrativa, il periodo in cui infanzia, trauma e paura si intrecciano in modo più profondo. Dopo l’adattamento cinematografico ambientato negli anni ’80, la serie compie un passo indietro nel tempo per riscoprire l’atmosfera originale, fatta di innocenza apparente e inquietudine latente. Un ritorno necessario per spiegare come tutto abbia avuto inizio.
Derry come specchio dell’America
La cittadina di Derry, nel Maine, è da sempre una metafora della provincia americana: tranquilla in superficie, ma attraversata da correnti oscure. Ambientare la serie nei primi anni ’60 significa mostrarne le radici più profonde, in un’epoca segnata da conformismo, repressione e segreti taciuti.
Qui l’orrore non nasce solo dal clown, ma dall’ambiente stesso: un luogo dove il male prospera grazie al silenzio collettivo e alla paura di guardare troppo da vicino. La serie sembra voler svelare questi meccanismi, mostrando come Derry sia un organismo vivo, che si nutre delle sue stesse ombre.
I segreti di Pennywise
Tra i temi centrali del nuovo progetto c’è la natura di Pennywise, l’entità che tormenta la città. Welcome to Derry promette di esplorare la sua origine, lasciata volutamente ambigua nel romanzo e nei film.
Più che una semplice figura mostruosa, Pennywise incarna il male ciclico, un’energia che si rigenera in ogni generazione. La serie punta a dare corpo a questi concetti, indagando i momenti in cui il mostro emerge e si radica nella storia della comunità. In questo senso, il 1962 non è solo un anno: è il punto in cui la leggenda prende forma.
Il ritorno alla golden age
Gli anni ’50 e ’60 rappresentano per King la sua “golden age”, il periodo ideale per collocare i racconti in cui l’infanzia diventa un territorio fragile, attraversato dal mistero e dalla paura. Welcome to Derry recupera quell’immaginario, fatto di biciclette, canali di scolo e cieli estivi che nascondono qualcosa di oscuro.
La serie non vuole solo spaventare, ma restituire quel senso di vulnerabilità che caratterizza i protagonisti bambini, costretti a confrontarsi con forze che non comprendono. È qui che si trova la vera forza dell’universo kinghiano: nella paura come esperienza di crescita.
Spiegazioni e simboli nascosti
Il progetto si propone di dare una coerenza più ampia alla mitologia di It, collegandola agli altri mondi di King. I riferimenti a opere come L’Ombra dello Scorpione o La Torre Nera non sono casuali: suggeriscono una rete narrativa più vasta, dove Derry diventa uno dei nodi del male universale.
Attraverso indizi visivi e dialoghi, la serie sembra voler chiarire ciò che nei film restava implicito: la relazione tra la città e l’entità, il ciclo delle sparizioni e la memoria collettiva che si cancella e si riscrive ogni ventisette anni.
Conclusione
It: Welcome to Derry si presenta come un ritorno alle origini e una chiave di lettura per comprendere meglio l’universo di Stephen King. Ambientata nel 1962, la serie non solo racconta la nascita del male, ma tenta di spiegarlo: esplora i segreti di una città che rimuove i propri incubi e di un mostro che, in fondo, non è altro che il riflesso delle sue paure più antiche.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

