Nel 1949 Jorge Luis Borges scrisse un racconto breve dal titolo El otro lenguaje. Secondo quanto raccontò a un amico, lo bruciò pochi giorni dopo averlo terminato. Disse: “Era troppo vicino alla verità”

Nel 1949 Jorge Luis Borges scrisse un racconto breve dal titolo El otro lenguaje. Secondo quanto raccontò a un amico, lo bruciò pochi giorni dopo averlo terminato. Disse: “Era troppo vicino alla verità”.
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Un tema sfuggente
Il racconto parlava di un uomo che, leggendo una lingua inventata, scopriva una versione alternativa di se stesso. Borges considerò il testo troppo personale, troppo rivelatore. Ma ne conservò la struttura narrativa: sarebbe riapparsa, in forma mascherata, in altri racconti.
Una traccia invisibile
Esiste una nota manoscritta in cui si legge la descrizione dell’incipit. La storia inizia con il suono di una parola che nessuno riesce a tradurre. È tutto ciò che resta. Ma la sua assenza pesa: come se quel racconto ancora ci osservasse da una lingua che non conosciamo.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

