Ad Asti una grande mostra racconta il mondo visivo di uno dei più raffinati autori italiani. Dai disegni giovanili alle tavole di “Razmataz”, un viaggio tra musica e pittura lungo settant’anni

Dal 5 novembre 2025 al 1° marzo 2026, Palazzo Mazzetti di Asti ospita “Paolo Conte, Original”, la prima grande retrospettiva interamente dedicata alla sua attività pittorica. L’esposizione riunisce oltre cento opere realizzate in quasi settant’anni di lavoro, offrendo un ritratto intimo e poco noto del cantautore piemontese.
Le origini visive di un autore musicale
Prima della musica, Conte è stato un disegnatore appassionato. Le sue opere, tra tempera, inchiostro e tecniche miste, restituiscono un linguaggio essenziale, popolato da figure jazz, atmosfere malinconiche e ironia sottile. La pittura non è un semplice passatempo, ma un’estensione naturale della sua visione poetica.
Le sezioni della mostra
Il percorso espositivo si articola in più nuclei tematici. Il primo raccoglie i lavori giovanili, come “Higginbotham” del 1957, omaggio a un trombonista americano. Il secondo è dedicato a “Razmataz”, opera multimediale scritta, disegnata e musicata da Conte, di cui sono esposte numerose tavole originali. L’ultima sezione presenta opere su cartoncino nero, in cui linee e colore evocano ritmo, improvvisazione e memoria visiva.
Un equilibrio tra musica e pittura
La mostra rivela una coerenza profonda tra i due linguaggi di Conte. La sua pittura, come la musica, gioca su pause, silenzi e improvvisi contrappunti. Figure e segni sembrano muoversi al ritmo delle sue canzoni, creando un dialogo continuo tra suono e immagine.
L’artista e la sua città
Asti celebra così uno dei suoi cittadini più illustri, restituendo al pubblico un autore complesso, capace di unire sguardo e ascolto. L’esposizione conferma la dimensione visiva del suo universo poetico e invita a scoprire l’altra faccia di un maestro che, da sempre, dipinge con le parole e canta con i colori.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

