Ven. Apr 17th, 2026

Dragon Ball e Dragon Ball Z: tutte le trame irrisolte, i personaggi spariti e i grandi “buchi” della saga

Dragon Ball: errori, vuoti ed ombre del mito imperfetto di Akira Toriyama
Dragon Ball: errori, vuoti ed ombre del mito imperfetto di Akira Toriyama

Da Lunch a Raditz, passando per Uub, le timeline di Trunks e le regole ballerine delle Sfere del Drago: tra personaggi spariti, sottotrame abbandonate e retcon, ecco tutti i grandi nodi irrisolti di Dragon Ball e Dragon Ball Z

Dragon Ball e Dragon Ball Z sono tra i racconti pop più amati di sempre, ma anche tra i più istintivi, irregolari e imprevedibili. Ed è proprio qui che sta parte del loro fascino: Akira Toriyama ha costruito un universo gigantesco spesso seguendo più l’energia del momento che un piano rigidissimo a lungo termine. Il risultato? Una saga leggendaria, piena di colpi di scena, ma anche di sottotrame lasciate a metà, personaggi scomparsi nel nulla e regole che cambiano quando la storia ne ha bisogno.

Non si tratta sempre di veri e propri plot hole. Molto più spesso, in Dragon Ball, ci troviamo davanti a fili narrativi abbandonati, retcon e zone d’ombra che i fan discutono da anni. Alcune sono diventate quasi mitologiche.

Il caso più celebre: Lunch, il personaggio sparito

Se c’è un nome che viene sempre fuori quando si parla di “assenze inspiegabili” in Dragon Ball, è quello di Lunch. Nel Dragon Ball classico è un personaggio fisso, comico e perfettamente inserito nel gruppo di Kame House: una ragazza con doppia personalità che cambia totalmente comportamento ogni volta che starnutisce.

Poi, in Dragon Ball Z, praticamente svanisce.

La saga prova a suggerire una spiegazione: Lunch non sarebbe più a Kame House perché impegnata a inseguire Tenshinhan, di cui si era invaghita. Ma il punto è che questa giustificazione resta sullo sfondo e non produce mai un vero sviluppo. Non c’è una scena importante di ritorno, non c’è una chiusura, non c’è un payoff. Semplicemente, uno dei personaggi più iconici della prima fase della serie viene lasciato indietro.

Lunch e Tenshinhan: una sottotrama mai davvero conclusa

Il legame tra Lunch e Tenshinhan è uno di quei piccoli fili narrativi che Dragon Ball semina con naturalezza, salvo poi non raccoglierli davvero. L’idea c’è: lei è chiaramente presa da lui, lui resta distante e totalmente assorto nel proprio percorso marziale. È una dinamica semplice ma riconoscibile, e avrebbe potuto trasformarsi in una sottotrama ricorrente.

Invece resta sospesa.

Il pubblico capisce che Lunch ruota attorno a Tenshinhan, ma la serie non decide mai se trasformare questo rapporto in una gag permanente, in una storia sentimentale o in una chiusura malinconica. Rimane uno dei tanti “quasi” di Dragon Ball.

Raditz: il fratello di Goku che apre una bomba narrativa e poi sparisce

Con Raditz la serie compie uno dei più grandi colpi di scena dell’intera saga: Goku non è un terrestre, ma un Saiyan, e Raditz è addirittura suo fratello. È una rivelazione enorme, perché ridefinisce tutta l’identità del protagonista.

Eppure, una volta concluso il suo ruolo iniziale, il personaggio viene assorbito dal ritmo della saga e quasi cancellato dal punto di vista emotivo.

Il paradosso è evidente: il fratello di Goku è la chiave che apre l’intera fase “spaziale” di Dragon Ball Z, ma il lato familiare della rivelazione non viene quasi mai approfondito. Non c’è un’elaborazione vera del rapporto, del trauma o del significato di quella parentela. Raditz serve come innesco narrativo e poi viene rapidamente superato da Nappa, Vegeta, Freezer e da tutto ciò che viene dopo.

Uub: il finale che sembra un nuovo inizio, ma resta sospeso

Uno dei fili irrisolti più affascinanti è Uub, la reincarnazione umana di Majin Bu. Nel finale del manga originale, Goku lo incontra al torneo, ne intuisce il potenziale e decide di andarsene con lui per allenarlo.

È una chiusura fortissima, ma anche una promessa.

Il problema è che, se ci si ferma a Dragon Ball e Dragon Ball Z, quella promessa resta tale: la storia si interrompe proprio nel momento in cui sembra pronta ad aprire un nuovo capitolo. Uub funziona come simbolo di futuro, ma per chi legge soltanto quel finale rappresenta anche una delle grandi aperture mai davvero esplorate dentro la struttura classica di Z.

Il labirinto delle timeline di Trunks e Cell

Se esiste un punto in cui Dragon Ball Z diventa davvero intricato, è la saga di Trunks del futuro, degli androidi e di Cell.

La serie introduce una prima linea temporale: Trunks arriva dal futuro per avvertire Goku della minaccia degli androidi. Fin qui tutto chiaro. Ma poi emerge un problema: gli androidi che compaiono nel presente non coincidono perfettamente con quelli descritti da Trunks. E soprattutto compare una seconda macchina del tempo, da cui arriva Cell.

A quel punto il racconto si complica enormemente: Cell proviene da un’altra linea temporale ancora, in cui ha ucciso una diversa versione di Trunks per rubargli la macchina del tempo. La saga riesce a restare in piedi, ma lo fa in modo tortuoso, lasciando molti fan con la sensazione che la logica interna sia più “funzionale” che davvero limpida.

Non è un buco totale: è una narrazione a incastri. Ma è anche una delle aree più confuse dell’intera serie.

Androidi del futuro e androidi del presente: perché sono così diversi?

Collegato al discorso sulle timeline, c’è un altro nodo che continua a far discutere: perché gli androidi del futuro di Trunks e quelli della linea principale sembrano così diversi, soprattutto nel comportamento?

La risposta generale è che le linee temporali divergono e, quindi, anche gli eventi cambiano. Ma Dragon Ball Z non entra mai davvero nel dettaglio di tutte le differenze. La spiegazione esiste, ma resta molto ampia, quasi “di principio”, senza una vera anatomia narrativa di cosa sia cambiato e quando.

In pratica, la serie ti chiede di accettare che il semplice arrivo di Trunks abbia alterato il corso degli eventi in misura enorme. Funziona, ma resta una delle zone più “elastiche” del racconto.

Le regole delle fusioni e il caso Potara

Le fusioni in Dragon Ball sono spettacolari, ma anche una fonte inesauribile di dubbi. Il caso più emblematico è quello degli orecchini Potara.

A un certo punto, la fusione tramite Potara viene presentata come qualcosa di definitivo, irreversibile. Ed è proprio questa idea a renderla così potente sul piano narrativo. Ma la saga, nel tempo, ha trattato questa regola in modo non sempre lineare, generando una percezione diffusa di incoerenza.

Il risultato è che molti fan hanno sempre vissuto il Potara come una delle “regole mobili” della serie: importante quando serve al dramma, meno rigida quando la storia ha bisogno di rientrare nei ranghi.

Piccolo, Kami e il grande retcon: demoni o Namecciani?

Il vecchio Dragon Ball costruisce Piccolo Daimao e tutta la sua aura dentro un immaginario chiaramente demoniaco. Poi, con Dragon Ball Z, arriva il grande spostamento di prospettiva: Kami, Piccolo e la loro origine vengono ricondotti a Namek e quindi ai Namecciani.

È uno dei retcon più importanti della saga.

Il punto non è che non funzioni: funziona, e anzi amplia il mondo in modo brillante. Ma lascia dietro di sé molte tracce della vecchia impostazione “demoniaca”, che non vengono mai del tutto riassorbite. Per questo, più che un errore, è una stratificazione: due epoche diverse della serie che convivono un po’ a fatica.

Le code dei Saiyan e le caratteristiche che scompaiono

La coda Saiyan è un elemento fondamentale all’inizio della mitologia di Goku: spiega la trasformazione in Oozaru, collega il protagonista alla sua vera natura e diventa un segno distintivo potentissimo. Eppure, col passare del tempo, questa caratteristica perde centralità fino quasi a sparire dal racconto.

Il problema non è solo estetico: quando un tratto così importante smette di contare, il pubblico avverte una sorta di “svuotamento” della regola iniziale. In Dragon Ball capita spesso: un elemento viene lanciato come decisivo, poi il ritmo della storia lo supera e quel dettaglio resta indietro.

Le Sfere del Drago: regole chiarissime, finché non servono eccezioni

Anche le Sfere del Drago sono un terreno pieno di flessibilità narrativa. Shenron e Porunga hanno limiti, vincoli, clausole e capacità diverse, ma non sempre queste regole vengono percepite come stabili nel corso della saga.

In certi momenti, le sfere sembrano rigidissime. In altri, la serie introduce eccezioni, specifiche o impossibilità proprio quando servono a tenere in piedi una certa tensione narrativa. Non è necessariamente un difetto: spesso è il modo in cui Dragon Ball si protegge dal rischio di risolvere tutto troppo facilmente. Ma è anche vero che questo contribuisce alla sensazione di avere davanti un sistema più “malleabile” che davvero blindato.

17 e 18: androidi, cyborg, esseri umani?

Un altro punto spesso discusso riguarda C-17 e C-18. La serie li chiama “androidi”, ma in realtà vengono trattati come esseri umani modificati, non come macchine pure. Sono due ex umani trasformati dal Dottor Gelo, e questa ambiguità ha sempre creato una certa confusione lessicale e narrativa.

Non è una contraddizione devastante, ma è un esempio perfetto del modo in cui Dragon Ball tende a usare categorie molto nette in apparenza — “androide”, “demone”, “fusione definitiva” — per poi renderle molto più sfumate quando la storia si allarga.

I personaggi che non hanno una vera conclusione

Infine, c’è forse il “gap” più diffuso di tutti: i personaggi che non sbagliano, non muoiono, non si trasformano… ma semplicemente smettono di contare.

Yamcha, Chiaotzu, Yajirobe, il Re del Bue e, in parte, lo stesso Tenshinhan finiscono per essere progressivamente accantonati. Non ricevono grandi uscite di scena, non chiudono davvero il loro arco: vengono assorbiti dalla crescita vertiginosa della scala di potere e dalla centralità sempre più assoluta di Goku, Vegeta, Gohan e pochi altri.

Anche questo non è un plot hole in senso stretto. È piuttosto una caratteristica strutturale di Dragon Ball Z: più la saga diventa cosmica, più il cast si restringe davvero solo a chi può stare al passo.

I “buchi” di Dragon Ball sono anche parte del suo fascino

Forse il punto è proprio questo: Dragon Ball e Dragon Ball Z non sono opere perfette nel senso più rigido del termine. Sono storie piene di intuizioni straordinarie, spesso costruite con libertà, accelerazioni improvvise e correzioni in corsa.

Ed è per questo che i loro vuoti narrativi continuano a far parlare i fan.

Perché alcuni sono veri buchi, certo. Ma molti altri sono qualcosa di diverso: promesse mai mantenute, personaggi dimenticati, idee potentissime lasciate a metà. E forse è anche grazie a queste crepe che il mondo di Dragon Ball continua a sembrare così vivo: non completamente chiuso, non completamente spiegato, ancora aperto alla discussione.

In fondo, è proprio lì che nascono le teorie, le nostalgie e le domande che non smettiamo mai di farci.

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