A Volterra tornano visibili al pubblico alcune porzioni originali del grande graffito inciso da Fernando Nannetti durante l’internamento nel manicomio cittadino. La mostra “Graffi profondi” riporta al centro un’opera salvata dal degrado e oggi considerata una delle testimonianze più rilevanti dell’Art Brut in Italia
A Volterra è stata inaugurata la mostra “Graffi profondi. Il graffito di Nannetti Oreste Fernando (NOF4)”, allestita al Centro Espositivo Santa Maria Maddalena. L’esposizione raccoglie alcune parti originali del celebre graffito realizzato da Fernando Nannetti durante la sua permanenza nella struttura psichiatrica della città. Il percorso resterà aperto fino al 27 settembre 2026.
Chi era Fernando Nannetti
Fernando Nannetti, conosciuto anche con la sigla NOF4, arrivò a Volterra da Roma nel 1958. Durante gli anni dell’internamento incise gli intonaci del padiglione con la fibbia del panciotto, trasformando il muro in una superficie continua di scritte, segni e immagini. Quel lavoro, nato dentro la reclusione, è diventato nel tempo uno dei casi più studiati e riconosciuti dell’Art Brut.
Il graffito salvato dal degrado
Il nucleo esposto comprende sei porzioni originali del graffito, staccate nel 2019 dal muro del Padiglione Ferri per sottrarle a condizioni di deterioramento ormai gravi. L’opera, in origine molto più estesa, era rimasta per decenni esposta all’abbandono della struttura. La mostra nasce proprio da questo lavoro di recupero e valorizzazione, che ha consentito di conservare una parte di un intervento ormai centrale nella memoria artistica e civile di Volterra.
Un’opera letta oggi come Art Brut
Il punto decisivo dell’esposizione è il riconoscimento pieno di Nannetti come autore, non soltanto come figura legata alla storia del manicomio. Le incisioni vengono presentate come opere capaci di stare dentro una genealogia precisa dell’Art Brut, accanto ad altri percorsi artistici nati fuori dai circuiti ufficiali. In questo senso, la mostra prova a spostare lo sguardo: dal documento clinico o biografico all’opera, alla sua forza visiva, alla sua autonomia espressiva.
Il valore del “libro di pietra”
Il graffito di Nannetti è stato spesso descritto come un grande racconto inciso nella materia. Frasi, numeri, immagini e sequenze simboliche compongono una scrittura continua, che occupava il muro come una lunga narrazione. È questo uno degli elementi che ancora oggi rende il lavoro di NOF4 un caso singolare: non una serie di interventi isolati, ma una costruzione coerente, sviluppata nel tempo e capace di restituire una visione del mondo personale e compatta.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

