Da Chibi Chibi a Sailor Cosmos, passando per Crystal Tokyo e gli Shitennou: ecco tutti i misteri, le trame irrisolte e i presunti buchi narrativi di Sailor Moon
Ci sono serie che sembrano perfette finché non si torna a guardarle da adulti. E poi c’è Sailor Moon, che resta meravigliosa anche quando la si riguarda con occhi più severi — forse proprio perché il suo fascino non nasce dalla perfezione, ma dalla sua capacità di essere insieme limpida e sfuggente, romantica e cosmica, semplicissima e piena di zone d’ombra.
Per questo, quando si parla di Sailor Moon, la domanda torna sempre: quanti veri buchi narrativi ci sono davvero? E la risposta, in realtà, è meno drastica di quanto si pensi. Più che di plot hole puri, qui bisognerebbe parlare di misteri lasciati aperti, sottotrame mai del tutto sviluppate e differenze tra manga, anime anni ’90 e nuove versioni animate che hanno finito per creare un senso costante di ambiguità.
Non esiste una solo Sailor Moon
Prima di tutto, bisogna chiarire una cosa: non esiste una sola Sailor Moon. C’è il manga di Naoko Takeuchi, c’è l’anime classico degli anni Novanta, e ci sono poi Crystal, Eternal e Cosmos, che rileggono in modo più vicino il materiale originale. Molti dei “buchi” più discussi nascono proprio qui: non da un errore interno, ma dal fatto che versioni diverse raccontano gli stessi nodi in modi diversi.
Ed è anche per questo che il franchise continua a essere così discusso: ogni versione illumina una parte della storia e ne lascia in ombra un’altra.
Il più grande nodo di tutti: Sailor Cosmos
Se c’è un punto in cui Sailor Moon smette definitivamente di essere solo una saga magical girl e diventa un racconto quasi metafisico, è il momento in cui entra in scena Sailor Cosmos.
Nel finale del manga, il personaggio si lega direttamente a Chibi Chibi, e da lì in poi tutto il discorso si sposta su destino, futuro, rinuncia e possibilità. Ma la vera forza di questo snodo è anche la sua ambiguità: il futuro che Sailor Cosmos rappresenta è inevitabile, oppure viene messo in crisi proprio dalla scelta finale di Usagi?
La serie non dà una risposta completamente chiusa. E probabilmente non vuole darla. È uno di quei casi in cui il mistero non è un difetto: è parte integrante dell’effetto emotivo.
Chibi Chibi è un personaggio chiave, ma cambia significato a seconda della versione
Uno dei motivi per cui tanti fan percepiscono Sailor Moon come “incoerente” è il caso di Chibi Chibi. Perché sì, è uno di quei personaggi che sembrano semplici all’inizio e poi diventano un piccolo cortocircuito narrativo.
Nel manga, la sua identità è legata a Sailor Cosmos. Nell’anime classico, invece, la sua funzione e il suo significato cambiano. Non è un dettaglio da poco: significa che uno dei simboli più importanti del finale del franchise non ha una sola lettura canonica condivisa, ma almeno due.
Ed è qui che Sailor Moon mostra una delle sue caratteristiche più affascinanti e frustranti: invece di consolidare una sola mitologia, ne lascia convivere più di una.
Crystal Tokyo e il tempo: una logica emotiva, non matematica
Poi c’è l’enorme questione di Chibiusa, di Crystal Tokyo e di tutto il sistema del viaggio nel tempo, che in Sailor Moon è centrale ma mai davvero “rigido”.
Chibiusa arriva da un futuro che esiste già, eppure quel futuro sembra continuamente esposto al rischio, alla modifica, alla riscrittura. La storia usa il tempo come spazio narrativo, non come meccanismo da fantascienza dura. E questo significa che, a livello emotivo, tutto funziona; ma a livello logico, restano inevitabilmente domande aperte.
Quanto è fisso quel futuro? Quanto può davvero cambiare? E perché alcune regole sembrano assolute solo fino al momento in cui il racconto decide di piegarle? Non sono buchi devastanti. Sono piuttosto i segni di una saga che preferisce il sentimento alla geometria.
Il Golden Kingdom: una delle grandi mitologie mai raccontate fino in fondo
Tra le zone più affascinanti e più sottoutilizzate di tutto il franchise c’è il Golden Kingdom, cioè l’antico regno terrestre legato a Endymion.
Sulla carta è una parte fondamentale della mitologia di Sailor Moon: completa la dimensione lunare con quella terrestre, dà spessore a Mamoru e apre una memoria antica parallela a quella del Silver Millennium. Eppure resta sempre, in qualche modo, fuori fuoco.
Viene evocato, suggerito, chiamato in causa, ma mai davvero esplorato fino in fondo. Anche Elysion, che ne rappresenta il centro simbolico, conserva la stessa aura: importantissimo nella lore, ma più raccontato per riflessi che per sviluppo diretto. Il risultato è che una delle grandi promesse mitologiche del franchise rimane anche una delle sue aree più nebulose.
Gli Shitennou e le relazioni che restano solo promesse
Un altro punto che i fan non hanno mai smesso di discutere è quello degli Shitennou e del loro possibile legame con le Inner Senshi.
L’idea è potentissima: i quattro generali di Endymion come specchio antico delle guerriere interne, con tutta la possibilità di legami, memorie e corrispondenze sentimentali che questo comporta. È un materiale narrativo enorme, ma il franchise lo lascia quasi sempre in una forma potenziale, più evocata che davvero portata alle conseguenze.
Ed è forse proprio questo a renderlo uno dei rimpianti più grandi di Sailor Moon: non una trama sbagliata, ma una trama che avrebbe potuto essere molto di più.
Il vero “difetto” di Sailor Moon non è il buco, ma il troppo potenziale
In fondo, il punto è proprio questo: Sailor Moon raramente delude perché sbaglia. Più spesso, delude perché apre mondi enormi e poi non si ferma abbastanza a esplorarli.
Succede con i futuri possibili, con i regni antichi, con certi rapporti mai davvero risolti, con personaggi che sembrano sul punto di diventare centrali e invece restano sospesi. È una narrazione che spesso preferisce suggerire invece di spiegare, alludere invece di chiudere. Ma è anche ciò che continua a farla vivere.
I “buchi” di Sailor Moon sono parte del suo incantesimo
Forse è proprio questa la verità più interessante: i presunti buchi di Sailor Moon sono spesso parte del suo incantesimo.
Perché dentro quelle zone non chiarite, dentro quelle relazioni abbozzate e quei misteri cosmici mai del tutto spiegati, si è costruita una parte enorme del mito della serie. Là dove la storia non chiude del tutto, il pubblico continua a entrare, interpretare, proiettare, discutere.
E forse è anche per questo che Sailor Moon, a distanza di anni, continua a essere una delle saghe più amate della cultura pop: non perché dica tutto, ma perché lascia sempre qualcosa in sospeso. Quel tanto che basta per continuare a tornarci.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

