In Dialoghi Visivi Loredana Salzano presenta un’opera costruita attorno a un movimento di emersione e rinascita. Colore, tecnica e immagine si intrecciano in un percorso che parte dall’interiorità per aprirsi verso l’esterno
Tra le presenze in mostra in Dialoghi Visivi, il lavoro di Loredana Salzano si sviluppa attorno a una tensione precisa: trasformare il dialogo in un processo di emersione interiore. L’opera presentata si costruisce infatti come un passaggio dall’interno verso l’esterno, in cui la materia e il colore accompagnano una ricerca di autenticità. Ne nasce una riflessione sulla possibilità di lasciar cadere le maschere e ritrovare un linguaggio capace di restituire una verità più profonda, affidata a una composizione intensa, attraversata da contrasti cromatici netti e da un elemento centrale ricorrente: il vulcano, immagine di energia e trasformazione.
Da dove nasce il suo contributo a Dialoghi Visivi?
Ho pensato al tema del dialogo partendo da un percorso per me particolarmente caro. L’opera nasce da un discorso interiore per andare verso l’esterno.
Che tipo di lavoro presenta in mostra?
È un’opera molto forte, sia nei colori sia nella tecnica. Parte dall’interiorità e arriva a una forma di espressione capace di far emergere se stessi.
Qual è il nucleo del lavoro?
C’è un’idea di rinascita: l’individuo arriva a trovare un linguaggio capace di far venire fuori la propria visione reale, dentro e fuori di sé.
Che ruolo hanno le maschere in questa riflessione?
C’è il bisogno di far decadere le maschere di cui ci ammantiamo, per poter rinascere in qualche modo.
Quanto conta il colore?
Conta molto. L’opera è molto forte anche cromaticamente: ci sono il rosso, il nero e al centro questo vulcano, che utilizzo sempre perché per me è una sorta di canale che permette questa rinascita dall’interiorità verso l’esterno.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

