Dom. Apr 5th, 2026

“Castigo” di Emanuele Bissattini, recensione del noir mediterraneo che sprofonda nel buio di Roma

"Castigo" di Emanuele Bissattini
"Castigo" di Emanuele Bissattini

Con Bertoni Editore, “Castigo” di Emanuele Bissattini si impone come un noir mediterraneo duro, visivo e nerissimo: tra boxe, carcere e periferie romane, il romanzo racconta una discesa nella violenza con una scrittura tagliente e cinematografica

Conosco Emanuele Bissattini da vent’anni. Nel tempo mi ha sempre raccontato di una storia che teneva da parte, in attesa di trovare l’occasione giusta. In questi anni quella storia me la sono immaginata, l’ho letta mille volte tra le pagine dei libri che il mio amico pubblicava. Ora è arrivato il suo tempo: “Castigo” ha visto la luce come romanzo per Bertoni Editore. Provo a raccontarlo.

Tra boxe, carcere e ferite mai rimarginate

Nel 1998 Giorgio “Bum Bum” Vincenti cercava nel pugilato il riscatto da un padre violento, Sante, da una madre succube e da un fratello, Nicola, deciso a costruirsi la propria strada a qualsiasi costo. Nel 2018 Giorgio è una guardia penitenziaria che somministra “il castigo” ai criminali del reparto sex offender del carcere di Rebibbia, a Roma. Li picchia, nell’indifferenza generale e con la complicità di alcuni colleghi. Giorgio ha una moglie che lo tradisce e un figlio con il quale non riesce a parlare. Vicino a lui c’è Vanni, l’amico di vecchia data, la sola persona che riesce a sentire qualcosa nei lunghi silenzi di “Bum Bum”. In carcere Giorgio conosce Valentina, una trans di origine brasiliana. Anche lei subisce “il castigo”, ma poi si lega a Giorgio con una tenerezza che lui non può permettersi.

Due linee temporali per raccontare la discesa nell’abisso

“Castigo” segue due linee temporali distanti vent’anni. La prima è il passato di Giorgio, segnato da un incidente. La seconda è il presente, che racconta la sua discesa nell’abisso della violenza in carcere. Il libro nasce da un fatto di cronaca reale: l’omicidio di una trans in carcere a opera di una guardia penitenziaria, fatto passare nell’inchiesta ufficiale per un suicidio dalle dinamiche impossibili, riportate nel romanzo.

Un noir mediterraneo fatto di atmosfera, odori e ombre

“Castigo” è un libro di atmosfere. È un film con una fotografia cupa, con i toni del grigio in risalto. È saturazione degli ambienti. Aria consumata. Odore di rancido. Quel sudore asciugato e riarso dall’esercizio, che soltanto chi frequenta una palestra di boxe può conoscere. La vita è un’estroflessione del ring e il carcere la sua impura sublimazione.

Questo romanzo è un vero noir mediterraneo: potrebbe essere ambientato a Marsiglia, per come chiede ai suoi personaggi di resistere o andarsene. Ma qui siamo a Roma, nella sua periferia, o meglio nella sua area metropolitana. Dal centro fin laggiù, al mare. La città, che solo specchiata attraverso i vetri di un autobus si può incontrare. Con il giorno che nasce già morto e non vede l’ora di consegnarsi alla notte, perché è al buio che certe esistenze prendono vita e deflagrano. Prima che il mattino presenti il conto: ciò che rimane. Qui si decide di restare perché non si ha altro posto dove andare. E non ci si arrende alla criminalità, semplicemente le si vive accanto.

Personaggi masticati dalla vita

Quelli del libro sono personaggi masticati, come tabacco rollato in bocca e sputato. Ognuno con la propria croce, ognuno con il desiderio di essere avvicinato da qualcuno, lontano dalle proprie spine. Perché questa umanità sconfitta e da nessuno ascoltata non sembra credere più neanche nell’amicizia. L’amore? Non c’è tempo per l’amore. Cos’è l’amore se non si riesce a mettere un minuto dietro l’altro? Quindi la salvezza è una routine: una boccata d’aria dietro una scarica di colpi al sacco da boxe. Per affermarsi, per credersi vivi. Continuare a illudersi. Rimandare, mentre i problemi crescono e diventano così grossi da rendere inutile affrontarli.

È il trionfo dell’economia dei “lavoretti”, quelli che si fanno quando si smonta dal proprio turno senza che ci sia un vero guadagno, soltanto per riparare qualche debito. Debito su debito, una vita può deviare il suo percorso e andare alla deriva. Ma tutti noi finiamo inconsapevolmente per seminare qualcosa, che può sorprenderci e germogliare. Soprattutto se in tutti questi anni è stato accanto, a distanza di sicurezza. Un figlio, o piuttosto l’entrare in relazione con l’altro. Un frutto che si ha paura di cogliere, che si teme di rovinare. Per una forma di rispetto che sa d’etica e, allo stesso tempo, del suo tradimento.

La scrittura di Bissattini tra cinema e letteratura noir

Emanuele Bissattini con “Castigo” si evolve come autore, cercando di dare spessore e una profondità diversa a un’opera di genere che sprigiona una violenza inusitata. Una rabbia che non viene addomesticata, semmai schivata attraverso una narrazione iper-sceneggiata. La sua scrittura è precisa, tagliente come mai era stata. Il lettore cerca una via di fuga, qualcosa in cui identificarsi affinché il libro possa lasciargli qualcosa. Salvarsi. Ma in verità questa storia non è per tutti, o meglio è soltanto per coloro che hanno il coraggio di leggerla sporcandosi le mani.

Quando leggo un nuovo libro di Emanuele Bissattini spero sempre, prima o poi, che venga trasposto al cinema o in una serie TV. Stavolta ho un desiderio in più: vorrei che ne fosse tratta anche una graphic novel. Mi sembra la destinazione naturale di questa parabola: per il bianco e nero, per la sua permanenza sulla carta e per il respiro che soltanto questa può darle.

Un estratto

«Quando ti ho visto sul tetto del mondo il tetto del mondo era molto vicino. Prendevi a pugni Dio Cristo e saltavi sul ring perché il polacco era rimasto giù dopo il dieci.

Perché eri il campione.

Perché quello che volevi era quello che meritavi, e per te era la prima volta.

Fregene era New York e il tendone il Madison Square Garden. Per portare tutti quelli che erano venuti a guardarti era bastato un pulmino ma a te non importava, perché due, dieci o mille, tutti erano specchi che tenevano i pugni alti come i tuoi.

Quanto ti era costata quella vittoria lo avevano capito in pochi, quelli che avevano gli occhi giusti per guardare.»

Chi è Emanuele Bissattini

Emanuele Bissattini, romano, classe 1977, è scrittore noir, autore e sceneggiatore. Nel 2025 pubblica il romanzo Castigo per Bertoni Editore. Per Round Robin è autore della trilogia di Glock: il primo volume, del 2017, è Glock 17, la pazienza dell’odio; a cui seguono 47, l’oscurità del Golem nel 2018, finalista al premio Garfagnana in Giallo – Barga Noir, e Quinto, non uccidere, del 2021. Del 2017 è anche blu32, per Robin Edizioni – Biblioteca del Vascello – collana Giallo e Nero d’Autore. Per Round Robin è coautore e sceneggiatore, tra gli altri, di David Rossi, una storia Italiana (2019) e de Il Buio, la lunga notte di Stefano Rossi (2018). È curatore e sceneggiatore della collana Tempesta di Round Robin, la prima dedicata ai graphic thriller. Nasce come giornalista d’inchiesta sociale con il manifesto, l’Espresso e il Messaggero, e da allora il gusto per gli ultimi e per le periferie non lo ha mai abbandonato. Insegna kickboxing e pratica brazilian jiu jitsu e grappling.

Scheda libro

Titolo: Castigo
Autore: Emanuele Bissattini
Editore: Bertoni Editore
Anno di edizione: 2025
Pagine: 258
ISBN: 9788855359849
Prezzo: € 18,00

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