Nel 1504, Agnolo Doni commissionò a Michelangelo un dipinto per celebrare la nascita della sua prima figlia. Il risultato fu un’opera fuori da ogni schema…
Nel 1504, Agnolo Doni commissionò a Michelangelo un dipinto per celebrare la nascita della sua prima figlia. Il risultato fu un’opera fuori da ogni schema: il “Tondo Doni”, oggi agli Uffizi, è ancora una sfida agli occhi.
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Un formato insolito
Michelangelo scelse una tavola circolare, difficile da gestire e poco diffusa per le grandi commissioni. La composizione interna, tutta curve e torsioni, guida lo sguardo come un vortice. La Madonna ruota il busto in modo impossibile, San Giuseppe osserva in controluce, il Bambino si protende in avanti con un gesto di sorprendente fisicità.
Figure scolpite, non dipinte
Le figure sembrano uscite da un blocco di marmo. La pennellata è secca, quasi rigida. Il colore è lucido, compatto. Si è ipotizzato che Michelangelo dipingesse con la stessa logica con cui scolpiva: pensando al volume più che alla superficie.
Gli ignudi sullo sfondo
Dietro la Sacra Famiglia, una fila di nudi maschili incurvati si staglia contro un cielo artificiale. Nessuno ha mai dato una spiegazione univoca. Sono simboli del paganesimo, o forse rappresentazioni dell’umanità in attesa della salvezza. L’effetto è straniante, moderno, volutamente disturbante.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

