Nel 2012, in una piccola cittadina del sud-ovest della Francia, un disegno a inchiostro finì in una cartoleria locale. Era siglato Albrecht Dürer…
Nel 2012, in una piccola cittadina del sud-ovest della Francia, un disegno a inchiostro finì in una cartoleria locale con una collezione di fogli antichi messi in vendita. Rappresentava un volto barbuto, segnato. Una sigla in basso a destra: “AD”.
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Una firma impossibile
La sigla era quella tipica di Albrecht Dürer. Gli esperti notarono la mano sicura, l’uso del tratteggio a incrocio, la resa anatomica del collo e della mandibola. Un dettaglio, il riflesso sull’occhio sinistro, fu determinante: identico a quello di autoritratti noti dell’artista.
Una datazione difficile
Il foglio venne analizzato a Monaco: la carta è effettivamente compatibile con quella prodotta nella regione del Reno tra il 1490 e il 1520. Il disegno non è firmato con certezza assoluta, ma la qualità e la coerenza tecnica lo rendono un possibile studio preparatorio di un’opera andata perduta.
Non venduto, ma donato
Il proprietario rifiutò offerte milionarie e donò il foglio a un museo locale. Non sarà mai l’opera più celebre di Dürer, ma resta uno dei ritrovamenti più affascinanti degli ultimi decenni. Una prova che l’arte, a volte, sopravvive dove meno la si cerca.
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Di origini salentine, vivo e lavoro a Roma dal 2005. Ho imparato a leggere a 2-3 anni. Per scrivere ho dovuto aspettare i 4. Da allora non mi sono più fermato. La scrittura è la mia vita, la mia conoscenza, la mia memoria. Nonché il mio lavoro. Che mi aiuta a crescere ed imparare. Per non sentirmi mai arrivato, per essere sempre affamato di conoscenza.

